Inceneritore: la De Masi non ci stà

Lettera aperta del Consigliere provinciale Gianna De Masi

Gli INCENERITORI sono dannosi e inutili. Le DISCARICHE vanno chiuse. Le alternative ci sono.

E’ noto a tutti che in natura nulla si crea e nulla si distrugge, dunque è sbagliato e pericoloso pensare che, bruciandoli, i rifiuti svaniscano dalla nostra esistenza.

Eppure la giunta provinciale di Torino da tempo insiste nell’affermare l’indispensabilità di due inceneritori e tanti ne prevede il piano provinciale dei rifiuti rispetto al quale espressi voto contrario.

Comitati e  associazioni ambientaliste, nonché la sottoscritta, vanno dicendo e comprovando da tempo che  i rifiuti stanno diminuendo, certo in seguito alla crisi, ma anche agli ottimi risultati conseguiti dalle città della provincia in tema di raccolta differenziata, di cui riconosco il merito anche alla politica incentivante della Provincia a favore della raccolta porta a porta.

 

La legge impone di raggiungere il 65% di differenziata su tutto il territorio nazionale entro il 2012: apprendo da un lettera dell’Assessore torinese Mangone che Torino non fa parte del territorio nazionale, visto che pretenderebbe di fermare la differenziata del capoluogo al 40% o giù di lì, presumo non estendendo il porta a porta a tutta la città.

Eppure se si applicasse la legge riducendo del 10% alla fonte i rifiuti (in particolare gli imballaggi) e si raggiungesse il 65% di differenziata (entrambe le azioni sono definite da una legge dello Stato) salterebbe agli occhi di tutti che non ci sarebbero più rifiuti sufficienti a far funzionare non solo il secondo inceneritore previsto a Settimo, ma neppure quello del Gerbido.

Nel frattempo è stata più volte portata all’attenzione della giunta provinciale la realtà virtuosa del centro di riciclo di Vedelago dove, con tecnologie “a freddo” e quindi poco impattanti e senza emissioni dannose, si raggiunge l’obiettivo “rifuti 0”, operando una ulteriore selezione a valle di una differenziata già buona e destinando i residui alla produzione di una “sabbia sintetica” utilizzabile nell’edilizia; con il vantaggio, inoltre, di limitare il prelievo di sabbia dai fianchi delle montagne o dai greti dei fiumi che poi diventano delle autostrade su cui l’acqua, in caso di sovrabbondanza, può correre veloce e devastante.

Non solo questa tecnologia sta suscitando interesse in diverse parti d’Italia, anche nella regione Piemonte, ma soprattutto diverse realtà provinciali stanno predisponendo o hanno già predisposto gli atti per la realizzazione di centri analoghi a quello di Vedelago.

Anche la Provincia di Roma ha riservato un’audizione in merito e la manifestazione di interesse è stata ampia e diffusa.

Invece la Provincia di Torino, sostenuta in questa convinzione da PD, moderati, socialisti, Italia dei Valori oltre che dall’opposizione di destra, continua a ritenerla una realtà solo “sperimentale”, non in grado di rispondere alle esigenze di una grande città come Torino (infatti Roma non è che un piccolo sobborgo rispetto al nostro amato capoluogo!!) e a non voler prendere in considerazione una vera alternativa all’incenerimento. E continua a non ascoltare le realtà che hanno già dimostrato di avere ragione in merito al secondo inceneritore: continua a ritenerle voci di irresponsabili.

I lavori del Gerbido sono fermi, anzi, non sono ancora partiti  e non si sa quando potrebbero partire vista la recente decisione del Consiglio di Stato che ha dato ragione alla ditta ricorrente; si prevedono in ogni caso anni di lavoro (mentre la discarica di Basse di Stura DEVE assolutamente essere chiusa entro la fine del 2009) e una spesa superiore ai 500 milioni di euro; costruire piattaforme di valorizzazione dei rifiuti richiede pochi mesi e investimenti infinitamente minori (dell’ordine di 4-5 milioni a piattaforma;in provincia di Torino ne servirebbero meno di dieci: il conto è presto fatto) e lascerebbe risorse per costruire impianti utili, come ad esempio quelli per la lavorazione di un compost di qualità. Invece si è preferito spendere più di 6 milioni di  soldi pubblici per rinnovare l’impianto di lavorazione dell’organico di Borgaro senza risolvere il problema per cui si era proceduto al rinnovamento: l’impianto continua a produrre un compost di bassa qualità non immettibile sul mercato e a provocare puzze insopportabili.

Insomma: i lavori al Gerbido non sono partiti, le alternative ci sono e sono di rapida e decisamente meno costosa realizzazione (quindi possono fornire una risposta immediata alle esigenze del territorio provinciale); anche conferirvi i rifiuti è più economico rispetto al conferimento agli inceneritori: così anche Torino potrebbe trovare le risorse per estendere il porta a porta e rientrare nella giurisdizione del territorio nazionale adeguandosi alle leggi dello Stato.

E cittadini, ambiente, attività agricole e soprattutto la salute e il portafoglio di tutti trarrebbero grande vantaggio da una scelta di questo  genere: siamo di fronte, forse, alla semplicità difficile a farsi? O a qualcosa di più forte di ogni ragionevole proposta?

GIANNA DE MASI
Consigliere provinciale
Gruppo misto