Domenica 25 gennaio, celebrazione anticipata  a Rivoli del Giorno della Memoria, nella sala consiliare di via Capra, con un parterre relatori di alto livello.

Dopo il saluto del sindaco Alessandro Errigo, introdotti dal presidente de “La Meridiana” Angelo Castagno, sono intervenuti il prof. Marco Brunazzi, che ha sottolineato l’unicità della Shoah, orrore apocalittico assoluto,  scientificamente studiato e meticolosamente applicato a ogni livello, anche con il contributo persone non intrinsecamente malvagie ma incapaci di qualunque pensiero critico e autonomo,  che portò a quell’inferno di dimensioni inimmaginabili – quella che Hannah Arendt definisce la banalizzazione del male – lo sterminio programmato di un intero popolo, l’ebraico,  in tutta Europa (6 milioni), paragonabile a quello del popolo armeno (2 milioni). Senza ovviamente scordare le altre centinaia di migliaia di vittime della furia nazista (disabili, rom, gay, oppositori politici, testimoni di Geova). E questo incredibilmente accadeva  in Germania, la patria di Guttenberg, Hegel, Beethoven e Goethe, nei secoli caratterizzata da una profonda ricchezza storica e culturale, nella scienza, nella letteratura, nella filosofia, nella musica classica, nell’organizzazione di religioni riformate.

Don Ermis Segatti ha ripercorso il cammino dell’umanità che, facendo strame  dell’utopia kantiana sulla pace perpetua universale, a partire dall’invenzione delle armi da fuoco ha avviato e continua ad operare in molte parti del mondo con irragionevolezza crudele.

Dario Disegni ha descritto uno scenario oggi peggiorato con i rigurgiti  di un antisemitismo e un antisionismo  diffusi, come ad esempio il divieto di accesso a famiglie ebraiche in ristoranti  nella civile Europa.  E’ giusto e normale che agli ebrei, e parliamo di  turisti con  famiglia  venga chiesto in ogni parte del mondo  di dissociarsi e dichiararsi innocenti di fronte alla catastrofe umanitaria  della popolazione di Gaza e alle responsabilità del governo di Netanyahu?  In Italia gli atti di antisemitismo sono cresciuti del 400 per cento. Naturalmente nessuno se ne accorge. Per chi li deve vivere è sconvolgente. E resta spaventoso leggere sui social slogan di antica e lugubre memoria.

Giampiero Leo, del Comitato per la difesa dei diritti umani e civili della Regione Piemonte, ha sintetizzato questi  temi , esordendo che, fermo restando  che Netanyahu dovrebbe essere processato dalla Corte internazionale per la sua brutalità omicida  a Gaza e nella West Bank,  nessuno deve sentirsi per questo autorizzato a disprezzare e insultare, ripetiamo, nella civile Europa persone , solo in quanto ebree, ampliando  la sua analisi al permanere della  persecuzione violenta nei confronti  di minoranze etniche o religiose, i curdi per esempio, sempre in lotta con i potenti vicini – Iran e Siria – per difendere la loro autonomia , nell’assordante silenzio del mondo. C’è un gap di educazione da colmare – ha detto – che si riduce solo operando nelle realtà giovanili, offrendo informazioni di base alle scuole e favorendo il dialogo interconfessionale, azioni queste al centro delle attività del Comitato per la difesa dei diritti umani e civili .

Sono seguiti interventi del pubblico, alcuni dei quali sottolineavano la barbarie militare israeliana nella Striscia di Gaza, con le migliaia di vittime innocenti, soprattutto bambini, a testimoniare l’aberrazione del governo di Netanyahu e che non va però confusa con la Memoria dell’apertura il 27 gennaio 1945 dei cancelli di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa. 

Successivamente, come ogni anno  è stato reso omaggio in via Capra alla lapide dedicata a mons. Vincenzo Barale, il “nostro” eroe civile, unitamente al suo sodale don Vittorio Cavasin, che “La Meridiana” sente particolarmente “propri” avendone contribuito dieci anni fa  al riconoscimento di “Giusti fra le Nazioni”.