La Meridiana ricorda ogni anno, in occasione del giorno della memoria le figure e l’opera di salvataggio di bambini ebrei di Monsignor Barale e Don Cavasin ai tempi della persecuzione nazifascista degli italiani di origine ebrea.
Monsignor Barale, in particolare, poiché rivolese di adozione. Egli trascorse gli ultimi anni della sua vita in quei di Rivoli. L’opera sua, invece, travalica i confini cittadini ed è divenuta un messaggio universale, valido in ogni tempo e luogo. Quello della coscienza che porta a disobbedire a leggi ingiuste che vanno contro il diritto naturale delle persone, senza distinzione alcuna, di vivere in eguaglianza con gli altri, della propria incolumità, di potersi muovere nel mondo, di studiare e lavorare, di professare la propria religione, manifestare la propria opinione senza coercizione da parte di interessi dominanti che si fanno legge o ragion di stato e calpestano tali diritti.
L’attualità del messaggio è evidente, purtroppo, ancor oggi. Non si può non pensare a cosa avviene nel vicino oriente o nell’est Europa, ma anche nelle vicende dell’oriente più lontano, in Iran e Afghanistan o ancora in tante realtà invisibili africane. Vi sono nel mondo atti contro le persone, nei quali qualcuno si arroga la facoltà di uccidere il primo che passa, o di sparare nel mucchio, giustificandosi con una causa di ispirazione politica o religiosa o inventandosi un diritto presunto o peggio utilizzandole come scudi umani o ancor peggio sperando di trasformarle in vittime da utilizzare politicamente.
Così fanno anche taluni governi autoritari, antidemocratici, che necessitano di tensione esterna per rinforzare le proprie deboli fondamenta e, talvolta, governi democratici quando escono dai propri confini, nei quali la legge li limita, appellandosi ad un “fantomatico” diritto alla tutela di interessi nazionali, di interpretazione opportuna, e di un mandato politico di “generica” rappresentanza.
Così l’eredità spirituale di Don Barale e di Don Cavasin ed altri che agirono come loro, secondo coscienza, è molto attuale ed è bene rimarcarlo con ricordi come questo. La disobbedienza di Don Barale e Cavasin alla legge vigente, allora, è l’eredità più attuale che ci possa essere.
Il presupposto umano della disobbedienza è la coscienza individuale e la sua forza è il diritto naturale di ognuno di non essere discriminato, imprigionato, esiliato, o soppresso in virtù di fini collettivi di ispirazione religiosa o ideologica o fini deterministici assunti da governi autoritari o “democratici” che in politica estera si dimenticano delle leggi cui sono soggetti in patria. Il diritto naturale di non essere usati come scudi umani o uccisi in modo casuale o con atti di terrorismo in virtù di scopi politici aberranti e che trattano le genti come aggregato indistinto e non come individui pensanti e titolari di diritti inalienabili.
Ricordate il film di Totò “I due colonnelli”? Nel famoso episodio terminato dall’invito opportuno all’utilizzo della “carta bianca” reso all’ufficiale tedesco che chiedeva a Totò, nelle vesti di comandante dell’esercito italiano, di aprire il fuoco sui civili? Egli rispose “ io quell’ordine non lo darò né ora né mai, io non sparo sui civili”… Giusto, non si spara sulle persone inermi, non esiste causa che lo giustifichi, neppure nel caso che dietro di loro si nascondano i peggiori assassini.
Anche per Don Barale e Don Cavasin la coscienza dell’umana ingiustizia li indusse a violare la legge e l’ordine. La loro disobbedienza alla legge vigente, allora, è l’eredità più attuale che ci possa essere e dovrebbe divenire la base del diritto internazionale, sovraordinante quello nazionale, per il rispetto dei diritti umani.

