Malgrado il sostanziale black out mediatico, al di fuori di quello autoprodotto, cui la Meridiana è ormai abituata, mattinata con pubblico numeroso e interessato all’incontro svoltosi domenica 28 gennaio 2024 a Rivoli, nella Sala del Consiglio comunale in via Capra 27.
Con il patrocinio del Comune e il saluto del sindaco Andrea Tragaioli, l’Associazione culturale “La Meridiana” ha sviluppato l’incontro con il teologo, scrittore e docente Ermis Segatti, il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni e la presidente del Comitato Resistenza Colle del Lys Amalia Neirotti, che sono stati introdotti dal presidente de “La Meridiana” Angelo Castagno.

Il tema del convegno, nel quadro del Giorno della Memoria, era l’elogio della disobbedienza, partendo da quella eroica di mons. Vincenzo Barale e don Vittorio Cavasin, Giusti fra le Nazioni che la Meridiana sente “propri”, avendo contribuito fattivamente alla definizione della pratica che li riguardava da parte dello Vad Yashem di Gerusalemme.
Il servizio d’ordine è stato svolto, come sempre egregiamente, dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato. E’ stata l’occasione per fare conoscenza con il nuovo Dirigente del nostro Commissariato, il Vice-Questore Loris Petrillo, cui abbiamo augurato buon lavoro.
All’inizio il past-president de La Meridiana Carlo Zorzi ha ricordato con commozione la fulgida figura di Bruno Segre, morto il giorno prima all’età di 105 anni, campione del libero pensiero, esempio permanente per tanti, maestro e amico dell’associazione di cui era anche socio onorario.
Il Sindaco Andrea Tragaioli ha ricordato i valori eterni della libertà e della necessità di salvaguardarne il mantenimento. Angelo Castagno ha sviluppato l’elogio della disobbedienza, atto ancor più nobile quando questi comportamenti possono mettere in pericolo la vita di chi li mette in atto, come fu per chi negli anni bui fece scelte davvero eroiche per salvare vite innocenti.
Don Ermis Segatti ha praticato una disamina attenta dell’atteggiamento della Chiesa cattolica in quegli anni, che vide la sostanziale approvazione delle gerarchie cattoliche del regime fascista, in quanto apportatore di quell’ordine sociale messo in crisi nel primo dopoguerra, approvazione che inizio ad incrinarsi, anche se non del tutto, dopo l’approvazione delle leggi razziali del 1938.
Lucida e preoccupata la narrazione di Dario Disegni, che ha ripreso il discorso del presidente Mattarella sul valore alto e emblematico dei circa 800 Giusti italiani riconosciuti dallo Vad Yashem, ai quali per amor di verità si contrapponevano non pochi delatori, avidi, aguzzini e complici comunque coniugabili dell’abominio, oltre la gran massa (la zona grigia) degli indifferenti. Disegni sottolineato poi la preoccupazione per quanto avvenuto con il tragico pogrom del 7 ottobre ‘23 e la conseguente e dura reazione dell’esercito israeliano tuttora in corso, che tiene in ansia il mondo intero.
Amalia Neirotti, del Colle del Lys, ha mostrato plasticamente gli “attrezzi” contenuti in una borsa di un tentativo da fare nelle scuole dell’obbligo per cercar fare capire ai ragazzi la profondità del male dell’uomo sull’uomo, quando chi prevarica rappresenta le istituzioni. L’esempio del rastrellamento nel Ghetto di Roma del 16 ottobre 1943 è emblematico e incredibile per la chiarezza il messaggio: in un sacchetto di plastica vengono introdotti 1259 grani di riso. In un altro sacchetto delle medesime dimensioni solo 16. Il confronto è inequivocabile. 1259 fu il numero dei rastrellati (689 donne, 363 uomini, 207 bambini ; 16 è il numero di chi ritornò (15 uomini, 1 donna, Settimia Spizzichino, morta nel 2000). Un’idea semplice e geniale degli amici del Lys.
Nel corso dell’incontro è stata altresì letta e assai gradita la lettera di ringraziamento dell’ Arcivescovo Metropolita di Torino Roberto Repole “… Abbiamo grande bisogno di tenere alta questa memoria e questo esempio, in particolare ne hanno bisogno le nuove generazioni: per questo vi ringrazio di cuore e vi rivolgo un saluto molto cordiale, con amicizia”.
Al termine è stato reso l’omaggio rituale alla vicina lapide in via Capra 9 , posta a ricordo di mons. Barale che lì visse gli ultimi della sua vita, presenti le pronipoti Silvana e Paola Borelli. I nipoti di don Cavasin, Paolo, Francesco, Andrea e Marco avevano fatto pervenire un messaggio di vicinanza da Mestre.

