Il culto dell’appartenenza rende ciechi

Domenica scorsa mi trovavo in piazza Martiri della Libertà. Presso il gazebo di una lista civica in lizza alle elezioni comunali di giugno – quella un po’ guascona che si richiama a Grillo -, i ragazzi impegnati cercavano di gestire al meglio una situazione in quel momento critica, dovuta all’assenza di un notaio che procedesse all’autenticazione delle firme richieste per la presentazione della lista.

Questa incombenza, notarile appunto, potrebbe e dovrebbe essere tranquillamente svolta da qualunque consigliere comunale, provinciale o regionale in carica, rientrando tra le competenze istituzionali degli eletti, quelle cioè di garantire il libero esercizio delle libertà politiche dei cittadini e, sottolineo, senza vincolo di mandato.

Una ventina di rappresentanti del popolo erano casualmente presenti a meno di cinquanta metri, ma il 5 aprile mattina, domenica delle Palme, non è stato possibile autenticare nessuna firma.

Mi sono subito venute in mente le vicende referendarie della risalita meccanizzata del Castello, che tanto videro impegnata “La Meridiana”; anche allora tre quarti dei consiglieri rifiutò di adempiere ad un proprio preciso dovere morale. Fu infatti un manipolo di amministratori di centro-destra a permettere il raggiungimento del quorum, con poche e lodevoli eccezioni a sinistra. Questa volta chi aiuterà i grillini (e qualunque altra forza politica che desideri concorrere alle prossime consultazioni)? Il fronte partitocratico ora è ampio e pare trasversalmente e robustamente propenso al rifiuto.

Sottoscrivere una lista elettorale non significa sposarne la politica né tantomeno votarla. Le elezioni si terranno tra due mesi. Grillo nelle vesti di predicatore può piacere o meno, ma occorre svolgere un esercizio semplice, a costo zero, sull’importanza della tolleranza che, per dirla con Voltaire, è ” una conseguenza necessaria della nostra condizione umana ed è questa la prima legge naturale: il principio a fondamento di tutti i diritti umani.”

Rimane purtroppo l’ennesimo vulnus inferto alla democrazia, che pare sempre più un San Sebastiano trafitto dalle frecce . Il culto dell’appartenenza rende talvolta ciechi e sordi all’etica del rispetto delle regole democratiche. Quando riusciremo ad impararlo?