Lettera aperta al Cardinale Poletto

Silvio Viale, il medico radicale che da anni si occupa del caso di Eluana Englaro e che da subito si è dichiarato disponibile ad aiutare la famiglia, replica con una lettera aperta alle dichiarazioni e agli appelli del Cardinale Severino Poletto.

Si allega il testo della lettera, che è pubblicata sul sito www.associazioneaglietta.it :

 

Lettera aperta al Cardinale Severino Poletto.

 

Eminenza,

intervenendo sul caso di Eluana Englaro Lei invita all’obiezione di coscienza, ma in realtà Lei auspica che si impedisca ai medici, come me, di agire secondo la propria coscienza. Che l’intervento medico richiesto da Beppino Englaro sia legittimo è stato sancito dall’autorità giudiziaria, che nel nostro ordinamento è l’unica preposta a farlo, e trova il suo fondamento nella Carta Costituzionale e nel complesso delle leggi attuali. Se, fino ad ora, fino al caso di Eluana, la questione non era ancora stata affrontata è perché lo stato vegetativo è un prodotto recente della tecnologia medica e le famiglie coinvolte sono colte di sorpresa. Il SSN non è preparato e la sua “pietas” si limita spesso ad invitare a portare a casa il proprio caro. Dopo 17 anni Eluana ha ancora una vita biologica, ma non ha più alcuna parvenza di vita relazionale: è un corpo senza più anima. La differenza tra me e Lei è che io non voglio imporre nulla a nessuno e come difendo, condividendola, la scelta della famiglia Englaro, allo stesso modo difendo, non condividendola, la scelta di chi vuole che lo Stato mantenga ad oltranza i propri cari in quella condizione causato da intervento medico tempestivo che li ha strappati alla morte ma non gli ha restituito alla vita.



Purtroppo non si tratta di eutanasia come lei afferma e come io vorrei. Se fosse eutanasia, io potrei agire come farei in Olanda con farmaci appropriati e non avrei bisogno di attendere per due settimane che il cuore di Eluana smetta di battere. A differenza dei trapianti, per Eluana non basterà constatare la completa morte cerebrale, ma occorrerà attendere quella cardiaca. Nel caso di Eluana si tratta di sospendere una terapia futile come è accaduto per Terri Schiavo negli USA, dove l’eutanasia è illegale come in Italia. Come per Terri negli USA, anche in Italia la sospensione della terapia ed un uso non finalizzato alla morte dei farmaci e l’unica modalità consentita dalla legislazione. Terri Schiavo, proprio grazie all’opposizione dei gruppi cattolici, ebbe un palcoscenico mondiale ed è probabile che Eluana, sempre per l’opposizione dei gruppi cattolici, finirà per riempire i notiziari di tutto il mondo. La storia di Terri finì dopo 14 anni, quella di Eluana sta per concludersi dopo 17 anni: perché mai in Italia si parlò così tanto di Terri e si è così restii su Eluana? In Olanda sarebbe eutanasia, negli USA non lo è stato per Terri e, purtroppo, non lo sarà neanche in Italia per Eluana. Mi conforta, però, la ragionevole certezza che Eluana non ha e non potrà avere alcuna consapevolezza della sua morte anagrafica, come fu per Terri.

In questi giorni, spesso, la mia memoria va alla primavera del 1981, quando quattro cattolicissimi combattenti dell’IRA si lasciarono morire per fame. Bobby Sands, Francis Hughes, Raymond McCreesh e Patsy O’Hara, morirono in un ospedale dopo due mesi di sciopero della fame. Una scelta che non comprendevo allora e che non giustifico oggi, ma allora, nella cattolicissima Irlanda, nessun medico e nessun prelato oso proporre l’alimentazione artificiale forzata. Fu allora, studente in medicina, che capii come il medico debba fermarsi di fronte alla volontà del paziente. Quando persero coscienza, nessuno impose alcuna terapia nutrizionale ai cattolici dell’IRA, usando l’allegoria del cibo e dell’acqua”. In uno stato di incapacità totale irreversibile, vegetativo, la somministrazione di un preparato farmacologico e di un cocktail di farmaci per curare il corpo non è assimilabile ad un pasto, come è ingannevole accostare Eluana ai disabili.

Nell’esporle tutto questo io non voglio convincerla, ma solo dimostrarle che Lei non è in grado di convincere me senza invocare l’irrazionalità  –  per Lei razionalità – della fede. Io non contesto quello che Lei per fede impone a chi vuole seguire gli insegnamenti della Chiesa. Non pretendo che Lei si converta al mio pensiero laico, laicista, come direbbe Lei con una nota di disprezzo. Quello che chiedo è che io e Lei possiamo convivere in uno Stato laico e pluralista nelle idee e nelle religioni. Più di trent’anni di aborto e di divorzio dovrebbero avere dimostrato che Lei può continuare a chiedere ai medici e ai cittadini di fare obiezione, ma non può imporlo a me, che Lei può chiedere ai cittadini di non venire a me, ma non costringerli a non venire. Io non chiedo a Lei di condividere la mia coscienza, ma solo di rispettarla come io rispetto la sua. Io non so se Eluana giungerà in un ospedale piemontese, ma so che è giusto parlarne come se dovesse accadere, come se fosse una donna piemontese che 17 anni fa’ ebbe quel’incidente. Io e Lei possiamo anche pensare di avere una coscienza superiore all’altro, ma non possiamo pretendere che l’altro lo ammetta e che la propria possa limitare quella dell’altro. Sarei felice se Lei riuscisse ad accettare che la mia coscienza non è inferiore alla sua.

Torino, 23 gennaio 2009.

Silvio Viale.