Il bello del TAV

Ricadute collaterali

C’è un aspetto che nelle dotte disquisizioni sulla TAV non mi è parso sino ad ora si sia valutato sufficientemente nel dibattito più generale ed è: la ricaduta in termini collaterali che questo investimento può portare sull’ economia , non solo locale ma su quella del Paese , che non è solo quello di ” arricchire ” la lobby del cemento , come i No TAV affermano.

E’ la ricaduta in termuni di Know-hout non solo tecnologico che questo investimento può dare al sistema economico.

Già quando Cavour fece il traforo del Frejus , l’ impresa sviluppò la ricerca di nuove tecnologie , sia per l’armamento ferroviario , ma sopratutto nei macchinari per la realizzazione del tunnel , cito una per tutte , la perforatrice idraulica. Voglio ricordare che il traforo ebbe notevoli ritardi e costi aggiuntivi, anche in termini di vite umane,  poichè i mezzi d’ opera dell’ epoca non erano adeguati alle difficoltà incontrate nelle opere di ingegneria mineraria emerse durante i lavori , solo con l’innovazione data dalla perforatrice idraulica si riuscì a superare quelle difficoltà.

Non solo ma la realizzazione della ferrovia sabauda modificò già allora l’ assetto urbanistico dei territori da essa attraversata , un esempio ancora oggi riscontrabile in molti comuni a partire da quelli della prima cintura di Torino , dove i collegamenti alla stazione dai centri abitati , che allora erano distanti dal tracciato della ferrovia, vennero realizzati costruendo viali alberati pedonali ( al riparo dal caldo estivo per chi si recava a prendere il treno ) con a fianco la strada carrabile per i carri  , le  carrozze e le prime automobili. ( vedasi Collegno, Grugliasco , Alpignano , Rivoli , Rosta , sino a Oulx e Bardonecchia). Attorno a questi viali si sviluppo la successiva urbanizzazione del dopoguerra.

Questo che cosa deve farci pensare ?

 

 

 

Che non possiamo pensare alla TAV solo in un ottica strettamente trasportistica , ma come un occasione per sviluppare conoscenze , innivazioni esperienze ( che non si insegnano ) nelle varie tecnologie applicate alla realizzazione dell’ opera , si  dalla realizzazione della galleria ( la più lunga realizzata in Italia sino ad ora ) , la gestione dello smarino , l’ armamento ferroviario , le opere di protezione , i mezzi di trasporto, le opere di ingegneria connesse . Queste tecnologie saranno patrimonio delle imprese che realizzeranno l’ opera ( ricordo che l’ Italia ha delle eccellenze nei vari settori ) , patrimonio che potrà essere esportato ( il mercato della Alta Velocità o capacità diverrà un mercato globale su cui bisognerà saper competere, anche perchè sarà un mercato in molte realtà alternativo al trasporto aereo su medie percorrenze  600-700 km, non solo sui tempi , sui costi , ed anche sull’inquinamento e dell’ energia  ). Quello che , a mio avviso, dovrebbero chiedere con forza , ma mi sembra che l’ Osservatorio in merito sia d’ accordo , i valsusini avveduti è che parte di questo patrimonio tecnologico venga trasferito a livello delle econolie locali , facendo crescere professionalità  , attività ad alta specializzazione, così da fermare l’involuzione industriale che la valle ha subito dal dopoguerra ad oggi.Rinchiudersi in se stessi è antistorico e miope e non può che accrescere la dinamica regressiva della Valle di Susa, a partire da quella demografica. Se ciò non è avvenuto o è avvenuto in modo insufficiente, in occasione della costruzione dell’ autostrada  e dell Olimpiadi , si studi il perchè ed il percome e si trovino in maniera condivisa le soluzioni politiche da attivare, senza però dare spazio ai clientelismi ed ai particolarismi locali .La TAV deve essere una opportunità di sviluppo e non un occasione mancata. Le amministrazioni locali chiedano soluzioni adeguate all’impatto ambientale sul territorio , così come  fecero i loro antenati lungimiranti ai tempi di Cavour. Se ai suoi tempi si fosse pensato alla nascita dell’ aviazione e allo sviluppo della mobilità su gomme  quella ferrovia sarebbe rimasta inattuata.

Bisogna saper guardare avanti e non avere o gli occhi bendati o . peggio girati all’indietro , atteggiamento culturale troppo frequente nella cultura sedicente di sinistra , che un tempo si identificava con il progresso ed oggi con la conservazione .

V.M.