Eluana e il testamento biologico

La Meridiana, sempre sensibile ai diritti individuali,  ha organizzato, in collaborazione con l’associazione Libertà e Giustizia – Zona Ovest una serata sul c.d. testamento biologico.

I casi  di  Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro stanno a dimostrare l’inadeguatezza  giuridica del nostro paese, che vede un Parlamento   inane, incapace di agire a fronte delle note pressioni dell’autorità religiosa e , per contro, la maggioranza dei cittadini favorevole ad introdurre nell’ordinamento  semplici e chiare regole in una materia che resta  di competenza delle singole coscienze.

L’11 novembre la Cassazione dovrebbe dire, sul caso di Eluana, la parola fine e, speriamo che finalmente questa ragazza possa trovare  quella pace che il padre Beppino da anni inutilmente invoca, conducendo una battaglia civile, trasparente e coraggiosa, per tutti.

A parlare di questi temi era stato chiamato il dott. Silvio Viale, medico, ginecolocogo, battagliero esponente radicale (quello della Ru 486 che tanto aveva fatto arrabbiare l’allora ministro Storace), qui presente in qualità di membro dell’associazione “Luca Coscioni”, un Welby ante-litteram, e dell’associazione Exit, che opera per sensibilizzare le coscienze sulla necessità  di avviare pubbliche riflessioni sull’eutanasia, la “morte dolce”, che in alcuni paesi europei, per esempio nella vicina Confederazione Elvetica, viene consentita, ovviamente nel rispetto di rigorosi protocolli comportamentali.Consci della delicatezza di questi argomenti e del fatto che una parte importante della pubblica opinione è contraria a  queste scelte, con il concorso dell’assessorato alla partecipazione del comune di Rivoli, era stato invitato un bravo ricercatore in oncologia, che avrebbe dovuto sostenere  le argomentazioni avverse a quelle di Viale, consentendo poi di sviluppare un dibattito pubblico più ricco, articolato e utile tra i presenti.

La discussione c’è stata, ma è stata a senso unico, stante l’assenza del partito avverso. Alcuni cittadini hanno portato a testimonianza le vicende umane dei loro cari, ridotti in condizioni estreme e senza possibilità alcuna di guarigione, per i quali l’accanimento terapeutico, altra anomalia italiana, comportava   solo un’inutile bagaglio di sofferenza, fisica e morale per i familiari. Fare cessare queste inutili e atroci sofferenze  è  stato definito, in conclusione, un atto di amore.