Niccolò Introna, figura di spicco della Banca d’Italia durante un’epoca cruciale della storia italiana, è stato a lungo relegato nell’oscurità della memoria nazionale. La sua storia, emersa in un incontro al Festival della Comunicazione di Camogli, rivela un uomo di straordinaria integrità e competenza, spesso ignorato dagli annali ufficiali.

Nato a Bari nel 1868, Introna è entrato nella Banca d’Italia all’età di diciotto anni e ha trascorso gran parte della sua vita professionale al suo interno, scalando le gerarchie senza mai aderire al fascismo. Nonostante il suo ruolo di rilievo, il suo nome e la sua immagine sono stati in gran parte cancellati dalla storia ufficiale.

Tuttavia, la scoperta di un vasto archivio di ottantamila pagine lasciato da Introna alla sua morte rivela la vera portata del suo contributo. Questi documenti, che coprono un periodo cruciale della storia economica italiana dal 1925 al 1946, rivelano dettagli sensibili e spesso sorprendenti sul periodo fascista e sull’alba della Repubblica.

Introna emerge come una figura antipatica al regime, ma indispensabile per il suo ruolo nella Banca d’Italia. La sua integrità e la sua competenza lo hanno protetto anche durante il regime fascista, nonostante le pressioni e le minacce.

Il suo archivio rivela una verità scomoda: il regime fascista era una cleptocrazia, con Mussolini stesso coinvolto in pratiche di corruzione e furto di denaro pubblico. Introna ha lottato contro questa corruzione, opponendosi anche ai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Tuttavia, dopo la guerra, le élite del paese hanno scelto di mantenere la continuità con il passato, rimuovendo figure come Introna che rappresentavano un ostacolo alla trasformazione dell’Italia. La sua storia, quindi, è diventata un simbolo della lotta per un’Italia libera da corruzione e compromessi.

Per ricordare e onorare l’eredità di Niccolò Introna, è stato scritto il libro “L’oro e la patria: Storia di Niccolò Introna, eroe dimenticato”, che cerca di riportare alla luce la sua storia e il suo contributo spesso dimenticato alla storia italiana contemporanea.