Il fascismo, scriveva Piero Gobetti, è l’autobiografia della nazione, la sua immaturità politica, l’esaltazione cortigiana, il parassitismo, cui egli oppone “la lotta contro l’unanimità, la resistenza inesorabile, l’intransigenza di fronte a nemici e amici”. Gobetti morirà nel febbraio 1926, a soli 25 anni, assassinato dagli squadristi  di Mussolini.

La Resistenza armata all’occupante nazista e ai suoi collaborazionisti fascisti dopo l’8 settembre si sviluppò nel nord Italia per 20 mesi. Coinvolse, è vero, solo una piccola  minoranza, uomini e  donne di ogni età e ceto sociale, ma servì tuttavia a ridare, forse per la prima volta nella storia, dignità all’intera nazione, per lo più ignava se non in parte complice con un regime che per vent’anni aveva conculcato  libertà e diritti, precipitando infine il paese nel baratro orrendo di  una guerra atroce.

Un aspetto particolare di questo pezzo di storia patria è sviluppato nelle vicende narrate nell’agile libretto di Pino Ippolito Armino e Maurizio Marzolla “Fino alla fine Comites! Meridionali nella Resistenza” e nel documentario allegato con una pendrive, in cui Armino, qui in veste di novello Virgilio, ci accompagna con serena e rispettosa chiarezza nei luoghi che videro il coraggio, la sofferenza  e il sacrificio estremo di decine di uomini e donne originari del Sud Italia,  nel nostro Piemonte, nelle regioni alpine e nell’Appennino tosco-emiliano. Va anche  sottolineata la bravura di Maurizio Marzolla, che ha dato i giusti ritmi cinematografici all’opera.

E’ stato quindi un onore, un privilegio  per “La Meridiana” poter vedere giovedì 29 febbraio in anteprima, alla presenza del co-autore Pino Ippolito Armino, il docufilm e ospitare al termine un dibattito libero e partecipato, ricco di domande intelligenti dei numerosi presenti. Si sono ricordate, senza inutile retorica, le figure straordinarie di Pompeo Colajanni, siciliano, il leggendario comandante “Barbato”, di Achille Pelizzari, pugliese, prefetto del territorio libero del Taro emiliano, di Sergio De Vitis, abruzzese, che condusse l’assalto alla polveriera di Sangano e di tanti altri, compreso il calabrese Dante Castellucci, il comandante “Facio”, che avevamo già conosciuto in occasione della presentazione del libro sempre  di Armino sull’indagine relativa alla sua morte piena di punti interrogativi. Di particolare interesse gli interventi di Franca Mariano e Marco Sguayzer, anch’essi impegnati nello studio  della Resistenza nelle nostre valli per il Comitato Colle del Lys di Rivoli.

I partigiani meridionali provenivano soprattutto dall’esercito. Possiamo affermare che anche qui possa trovarsi il germe della resistenza al fascismo. Dopo l’8 settembre 1943, giorno dell’annuncio dell’armistizio con gli Alleati, l’esercito italiano si era trovato privo di direttive precise.
Abbandonati a se stessi dal re e dal governo, preoccupati solo della propria salvezza e della continuità istituzionale, soldati e ufficiali italiani dovettero fronteggiare l’organizzata e talvolta brutale reazione tedesca. Le truppe italiane dislocate nei Balcani, nell’Europa orientale e in Francia finirono, così, per essere sopraffatte dalle forze tedesche.

Salvo alcuni episodi circoscritti e terminati nel sangue, come quello, tragico, di Cefalonia, in genere i reparti italiani furono disarmati e fatti prigionieri. La gran parte rifiutò di prestare giuramento alla Repubblica di Salò . Furono internati in Germania  almeno 600 mila militari.

Questo docufilm è opera preziosa  da proiettare nelle scuole, nei nostri licei e istituti tecnici per discuterne con gli studenti.  Va inoltre doverosamente  segnalata la colpevole e reiterata assenza di tanti, troppi Comuni del Mezzogiorno, che non hanno mai fatto né fanno nulla per mantenere vivo il  ricordo dei loro figli caduti al Nord per la libertà di tutti. L’opera è patrocinata dall’ANPI nazionale.

 “La Meridiana”, sempre attenta alla difesa della memoria storica e ai valori della Costituzione repubblicana, è stata onorata di poter presentare ai soci, in anteprima, il docufilm  sopra descritto. Lo ripetiamo: è bello, coinvolgente, anche commovente, chiaro nell’esposizione, ben fotografato.  La voce narrante è impeccabile. L’onore di avere con noi Pino Ippolito Armino, uno degli autori,  è stata gratificante per tutti, come essenziale la collaborazione tecnica dell’associazione RivoliCon.