La risalita di Rivoli, sempre lei

Nel novembre 2010 si svolse, al Circolo dei Lettori di Torino, un incontro autoreferenziale  sulla bontà della risalita di Rivoli, sull’originalità di quel progetto e via discorrendo. Se la suonarono e se la cantarono allegramente assessori pro-tempore, progettisti austriaci, sindaci (escluso quello del referendum), con la lodevole eccezione dell’ arch. Andrea Bruno, il “padre” del Castello di Rivoli. Avremmo voluto dire la nostra ma non ne avemmo l’occasione. Scrissi allora questa lettera aperta, che, alla luce dei recenti avvenimenti, conserva, intatta, tutta la sua attualità dopo quattro anni.  

La risalita meccanizzata di via Bogino.

Ero tra il pubblico presente al Circolo dei Lettori il 16 novembre scorso al convegno dell’Urban Metropolitan Center. Lo ero sia come cittadino sia in qualità di presidente de “La Meridiana” di Rivoli, associazione che ha sempre condannato, giudicandola inutile e costosissima, la risalita/ridiscesa (mi si passi la tautologia) meccanizzata del Castello di Rivoli, contro la quale, non scordiamocelo, si espresse l’allora direttrice del Museo d’Arte Contemporanea, Ida Gianelli.

“La Meridiana” fece nel 2005 da levatrice al Comitato del No, si, proprio quello delle 5000 firme raccolte tra i cittadini che costrinse il Comune (a proposito Tallone, penultimo sindaco di Rivoli, pare essere stato, come Bucharin, cancellato dalla storia cittadina) al referendum comunale del 2 luglio 2006 , i cui esiti vennero poi seraficamente calpestati dalla Giunta, esempio in negativo di come viene considerata la democrazia nel nostro paese.

Il Comitato del No era presente all’incontro torinese, anche se inopportunamente non invitato, anch’esso come Tallone, al tavolo dei relatori, chissà perché!

Avrei voluto poter dire la mia o, meglio, sentire il Comitato referendario messo in condizione di poter chiedere spiegazioni all’attuale sindaco Dessì circa la riserva stratosferica in euro dell’impresa costruttrice , che pare non voglia chiudere il cantiere prima di aver ricevuto quanto asserisce esserle dovuto per lavori extra (milioni di denaro pubblico da spendere in più!), piuttosto che delle modalità di collaudo o della fruibilità della struttura da parte di portatori di handicap, ma l’attenta e parziale regia, un muscolare “quadrato svizzero”, lo ha impedito, lasciando tirare le conclusioni all’iniziatore della vicenda Nino Boeti, terz’ultimo sindaco della nostra città, il quale diceva quanto poi riportato in una sua lettera su “Luna Nuova” del 26/11, e cioè che tutti erano d’accordo, Ghigo e Forza Italia compresi, che il 67% degli elettori aveva santificato quel progetto alle comunali del 2004, che solo successivamente personalismi di politici frustrati avevano innescato l’opposizione ma diceva anche che, con il senno del poi, forse non avrebbe avviato la realizzazione dell’opera.

Patrizio Romano su “La Stampa” l’indomani  titolava in modo inequivocabile, riportando l’outing di Boeti: “La risalita? E’ un disastro. Oggi non la costruirei più” e concludeva  l’articolo con l’inaspettata staffilata dell’arch. Bruno, lui presente tra i relatori “ …. (la risalita) non serve a nulla… e poi i costi di gestione ricadranno sui sindaci a venire…”.

Ecco, appunto l’arch. Bruno. L’incontro di via Bogino voleva essere chiaramente autoreferenziale del pool di architetti, tra cui un ex assessore, gongolanti per una nomination ad un, poco conosciuto dai più , riconoscimento europeo al progetto rivolese, che certo non si aspettavano la spietata e lucida requisitoria di Andrea Bruno, Gulliver tra lillipuziani .

Non mi è quindi piaciuta la critica, castale direbbe Gian Antonio Stella, di Nino riferita al padre riconosciuto del Castello restaurato, questo “Rex” giustizialista che aveva osato“azzannare” il suo omologo l’austriaco. Eppure la critica e il confronto sono il sale della democrazia, ce lo diciamo tutti in ogni occasione!

Critica e confronto che in via Bogino si sono sentiti a metà. Resta da una parte il rammarico per l’ennesimo sfregio inferto alle espressioni vere di partecipazione democratica – quali sono le associazioni e i comitati – attenuato dalla soddisfazione che in qualche maniera si siano alla fine meglio contestualizzati i fatti.

Nino propone di chiudere una vicenda che si trascina da troppo tempo. E’ giusto, questa storia non dovrà diventare una Guerra-dei-Trent’anni in salsa pedemontana. Dovrà scriversi prima o poi la parola fine sia sul manufatto, da terminare, collaudare e provare a mettere comunque in funzione, che sulla polemica. Ma in queste vicende sono sempre i cittadini-contribuenti a sopportare il peso delle scelte, talvolta improvvide dei loro rappresentanti.

E’ mai possibile che questo non debba mai comportare prezzi politici per nessuno? Sento già l’obiezione: ma sono i cittadini che poi giudicano con il voto (nel caso nostro il citato 67%), libero e segreto. E’ vero, dobbiamo mazzinianamente inchinarci sempre al popolo sovrano. Come dice Berlusconi, che si appresta a festeggiare, ad Arcore ovviamente, il suo primo “ventennio”, è il popolo l’ unico vero giudice, tutto il resto (costituzione, separazione rigida dei poteri in primis, sobrietà, opportunità, equilibrio e responsabilità nelle scelte ed utilizzo oculato delle risorse) è pleonastico. Questo pericolo insito nella democrazia – la dittatura della maggioranza – fu colto quasi 200 anni fa Toqueville, e questo la dice lunga.

Carlo Zorzi

Presidente de “La Meridiana”

Rivoli, 28 novembre 2010