In questo piovoso 7 febbraio 2009

Avevamo appena lasciato i nostri tranquilli consiglieri comunali rivolesi intenti ad andare a pregare per la vita di Eluana interrompendo il Consiglio cittadino, che gli avvenimenti hanno avuto un risvolto drammatico sotto l’aspetto istituzionale. Eluana ne è stata soltanto, suo malgrado, il detonatore.

Il conflitto esploso tra poteri costituzionali dello stato – Il Governo e il Presidente della Repubblica – mette a nudo i possibili pericoli di involuzione autoritaria per il nostro ordinamento repubblicano. I fatti sono noti: Berlusconi affida ad un decreto legge – procedura abusata, nel tempo in maniera bi-partisan – il tentativo di bloccare il pietoso iter per porre fine alla non-vita di Eluana, nonostante quello che si sta facendo ad Udine rispetti il dettato di numerose sentenze, Cassazione compresa, ed è assolutamente legale. Napolitano , con una lettera che doveva restare privata, evidenzia preliminarmente il carattere di incostituzionalità del provvedimento, preannunciando il suo rifiuto a controfirmarlo. Berlusconi dichiara allora di essere intenzionato, avendo i numeri in parlamento, a cambiare la Costituzione in senso a lui favorevole.

Centrale quindi diventa ora la difesa del concetto di “separazione dei poteri” (legislativo, esecutivo, giudiziario), quintessenza di tutte le democrazie occidentali dal 1789 ad oggi, Stati Uniti, Francia e Regno Unito in testa.

 

Un po’ di storia 

La separazione tra potere esecutivo e legislativo s’affaccia in Inghilterra nel 1215 con la Magna Charta Libertatum estorta a Giovanni Senzaterra: No taxation without representation, al Sovrano viene imposto d’ottenere l’o.k. da un “Parlamento”; prima i nobili e successivamente le nuove classi mercantili limitano progressivamente i poteri del Re.

La Charta sancisce anche limiti alla potestà giuridica del Re: introduce l’habeas corpus (integrum) e limita la possibilità di arresto; però la vera separazione tra potere giudiziario e gli altri sorge nella fase storica opposta alla precedente, quella del progressivo rafforzamento del Monarca che si fa Assoluto e la nascita degli Stati Nazionali.

Se vogliamo si tratta di una sorta di risarcimento in natura: in cambio della progressiva estromissione della nobiltà locale dal governo vero del territorio – la facoltà di armare le genti e di raccogliere le tasse, antiche prerogative espropriate dal Re a favore dei suoi Ministri – a questa viene concesso di mantenere l’amministrazione della giustizia nei suoi feudi in modo pressocché “indipendente”.

Nella realta’ bisogna attendere i teorici della Rivoluzione inglese del 1690 – John Locke – per avere i primi flash sul concetto di separazione dei poteri (ma ancora per Locke potere esecutivo e giudiziario sono emanazione del Sovrano) e più compiutamente quella francese – Montesquieu – per averne una esplicitazione moderna.

Le derive

La deriva assolutistica è un rischio in molti sistemi. La deriva giustizialista è un altro rischio in molti sistemi. La prima è associata ad un sentimento di onnipotenza, la seconda è associata ad un sentimento di superiorità morale. Nelle “democrazie mature” esistono pesi e contrappesi per impedire sia l’una che l’altra con forme di immunità temporanea (Francia) o con un sistema di accusa e di giudizio speciale e non ordinario (Stati Uniti). Qui però (in America non in Italia) il politico ladro va in galera e ci sta per 20 anni, senza che nessuno gridi al complotto.

Provvidenza e Soviet

Pare sia tornato l’Uomo della Provvidenza, dopo 😯 anni dall’infausto 11 febbraio 1929. Il Nostro tende a riassumere in sé tutti i poteri: si fa le leggi, comanda a bacchetta una maggioranza parlamentare di nominati (non eletti), non è punibile a norma di una legge fatta su misura se commette reati , ha un eccellente rapporto che la rappresentanza legale terrena dell’aldilà. Ha definito la Costituzione repubblicana entrata in vigore il 1° gennaio 1948 un documento di stampo sovietico ormai superato.

Alla stesura di questo vituperato atto contribuirono, tra gli altri, Alcide De Gasperi, Sandro Pertini, Pietro Nenni, Francesco Saverio Nitti, Aldo Moro, Benedetto Croce, Giulio Andreotti, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi , tutti naturalmente sotto il controllo dell’agente di Mosca Palmiro Togliatti e dei suoi accoliti Giorgio Amendola e Umberto Terracini, quest’ultimo chiamato a presiedere quel “Soviet comunista” che qualche nostalgico e sprovveduto ancora definisce Assemblea Costituente.

Questi personaggi ovviamente nulla avevano a che vedere con l’alto senso dello stato, la finezza giuridica e l’aplomb dei neo-costituzionalist della Calderoli & C.

Che fare dunque?

Molti cittadini, qualcuno – pochi in verità – anche da Rivoli, hanno manifestato in mattinata a Torino in piazza Castello di fronte alla Prefettura e successivamente in via Verdi presso gli studi RAI. Lo slogan era semplice: “Difendere la Costituzione e le libertà individuali”. Come farlo capire alle legioni dei fans del “Grande Fratello”? Come passare dalla condizione di sudditi-consumatori-teledipendenti a quella di cittadini consapevoli? Questo è il dilemma vero, in una fase storica su cui incombe una crisi economica terribile.

Ritornando ad Eluana

La semplicità di una frase ha talvolta la grandezza di una poesia. Giulia ha lasciato, fuori della clinica di Udine, questo semplice messaggio : “Per il papà di Eluana: qualunque cosa decidi ti sono vicina. Dio ti sostenga”

 

Questa piovosa giornata si chiude con l’appello disperato di papà Beppino, travolto e frastornato da questa inaudita offensiva politico/mediatica. Non servono ulteriori commenti.

 

LETTERA DI BEPPINO ENGLARO

Sono il tutore di Eluana Englaro, ma in questo momento parlo da padre a padre, rivolgendomi al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per invitare entrambi, ed essi soli, a venire ad Udine per rendersi conto, di persona e privatamente, delle condizioni effettive di mia figlia Eluana, su cui si sono diffuse notizie lontane dalla realtà che rischiano di confondere e deviare ogni commento e convincimento.

Il tutore e padre della Sig.ra Eluana Englaro,

Beppino Englaro.

7 febbraio 2009