Bella l’iniziativa quella  del Comune di Rivoli di ospitare presso la sede municipale di corso Francia una snella, elegante, e culturalmente arricchente  mostra fotografica, curata dal “nostro” Piero Miniggio con la collaborazione di Giulia Serafini, sulle condizioni del vecchio ospedale di via Balegno, con un grosso punto interrogativo relativo alle sue possibili, ipotetiche destinazioni future.

L’Ospedale degli Infermi era compreso nella vecchia Rivoli fra la chiesetta di San Rocco, dove oggi la domenica pregano gli ortodossi rumeni, e le Vie Fellogna, Ospedale, Peretti e Balegno. In origine, a metà ‘600 la parte primitiva dell’edificio  ospitava il convento dei Carmelitani Calzati, ma l’istituzione assistenziale vera e propria sarebbe sorta nel 1787 su impulso della sig. Rosa, fu Giovanni Pietro Vinazza, vedova del fu Gian Battista Felogna”, che aveva lasciato i suoi beni  alla Congregazione di Carità di Rivoli con questa finalità. Si iniziò con soli tre letti il 13 maggio 1790.

Nel 1803, in seguito alla soppressione napoleonica del convento, il governo francese lo adibì ad ospedale, incaricando l’architetto Giuseppe Maria Talucchi di progettare la prima infermeria, nucleo più antico dell’ospedale. L’edificio conservava i lunghi corridoi, il chiostro e le cellette dell’antica struttura conventuale.

Nel 1905 si istituì una sezione per i poveri vecchi. Nel 1962 vennero  costruite alcune ali di nuovi edifici a fianco dei vecchi locali dell’ex convento. Nel 1969 diventa ente ospedaliero generale di zona mentre nel 1972 iniziò la costruzione del nuovo ospedale di via Rivalta  che oggi conosciamo e apprezziamo per  l’importanza fondamentale che questo servizio ha per ciascuno di noi, per l’eccellenza delle prestazioni e la professionalità e l’impegno di chi ci lavora. Qualche, legittima ma di fatto minore riserva rispetto al nostro peana, non inficia minimamente il valore di questo prestigioso e assolutamente indispensabile presidio della sanità pubblica, che rispetta appieno l’art. 32 della Costituzione repubblicana.

Purtroppo stiamo assistendo da anni  allo  scippo, politicamente da anni bi-partisan,  di  una delle più importanti conquiste sociali – l’istituzione di un servizio sanitario pubblico, universale e gratuito – sulla cui importanza  noi cittadini pariamo non prestare eccessiva attenzione. Il Covid era stato un campanello d’allarme evidenziando che gli ospedali non erano in grado di reggere l’emergenza, non nel senso di cure prestate ai malati, quello era un problema internazionale, ma da un punto di vista strutturale con la carenza dei posti letto in terapia intensiva. Il problema, serio, delle liste d’attesa infinita per sostenere esami diagnostici porta acqua alle strutture sanitarie  private. Ma l’ospedale e l’assistenza sanitaria pubblici restano  la linea del Piave della sanità, anche se noi, popolo distratto più attento al calcio, al festival di Sanremo o alla Formula 1, paiamo non renderci pienamente conto.

Forse il benefico e gioioso “shock” datoci dal “Newsweek” ci è stato utile per farci partecipi di consapevolezze apparentemente da noi abbandonate. “Newsweek”  è un settimanale statunitense di informazione fondato nel 1933, con sede a New York; è tra i più importanti magazine americani. Dispone di una fitta rete di corrispondenti e collaboratori e si occupa di avvenimenti nazionali e internazionali, nonché di temi quali economia, scienza, tecnologia, società, arte e tempo libero. “Newsweek” ha collocato l’Ospedale degli Infermi di Rivoli tra i 100 migliori al mondo, su un campione esaminato di 30 mila! 

E’ una bella soddisfazione per noi tutti, e, in particolare per noi de “La Meridiana”, il riconoscimento  formale nel gennaio 2022 della qualità di socio onorario al dott. Michele Grio con la seguente motivazione: “Primario del Reparto Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Rivoli, ha operato ed opera  in questo difficile periodo con abnegazione, professionalità, coraggio e onestà intellettuale, con il concorso parimenti encomiabile dei suoi colleghi e collaboratori,  per il bene comune”,  che ora idealmente estendiamo a tutti gli operatori del nostro  ospedale e, per completezza dell’informazione a “Newsweek”.