Dobbiamo questo frammento di storia cittadina all’impegno sul campo , con la generosità che lo connota, di Mario Menegatti, presidente de “La Meridiana” nei momenti “topici” della contrapposizione dell’associazione al potere locale che fortissimamente voleva e realizzò, con denaro pubblico, un’opera inutile. Potremmo definirla anche un paradigma sul concetto di democrazia.
Carlo Gottero, apprezzato vivaista rivolese, che svolse importanti e delicati incarichi sulla normativa comunitaria in tema agricolo a Bruxelles, già presidente provinciale della Coldiretti torinese nonché consigliere comunale qui a Rivoli, personaggio spigoloso e geniale ebbe per primo l’intuizione della “piantatura di viti e produrre vino di qualità, con bottiglie numerate che avrebbero costituito un’eccellenza della nostra città”. All’interno de “ La Meridiana” l’idea era subito piaciuta e, contagiati dalla francofilia nizzarda di Carlo Beltramino e dal fascino esotico indiscutibile delle vigne di Montmartre, avevamo anche sognato il nome di un “VIN DE CHATEAU DE RIVOLI” che avrebbe dato lustro e magari favorito l’economia turistica della nostra città, che ospita all’interno del castello juvarriano uno dei più importanti Museo d’Arte Contemporanea al mondo. C’erano già i prodromi di una suggestione nata durante la contestazione alla costruzione della infelice risalita meccanizzata.
E’ storia che conosciamo quindi da quasi vent’anni. L’Amministrazione precedente all’attuale “riesumò” finalmente l’idea di impiantare filari di viti sul lato est della collina del Castello.

Musica per le orecchie de “La Meridiana” , magari utilizzando il vitigno del “Nebbiolo”, presente a Rivoli, come descritto nel 1266 dai monaci (veri santi bevitori) in un documento consercato presso l’Archivio di Stato e riportato poi alla conoscenza pubblica dal socio Carlo Beltramino. La Meridiana , lo ricordiamo ancora, lo aveva ribadito a tutte le Amministrazioni di Rivoli succedutesi negli ultimi anni , senza esito alcuno, stante soprattutto il “peccato originale” derivato dal referendum popolare contro la Risalita del 2 luglio 2006 e dai “no” giustificati da non meglio definiti problemi paesaggistici e dalla asburgica difesa della sacralità della collina che avrebbe poi ospitato lo sfortunato impianto elettromeccanico, su cui venne finalmente praticata l’eutanasia attiva un paio d’anni orsono.
L’idea veniva ogni volta rilanciata in occasione delle degustazioni di vini e formaggi del territorio, organizzate da “La Meridiana” e Coldiretti che aprivano virtualmente la Fiera di Santa Caterina di fine novembre, e che furono purtroppo fermate dal Covid e non più replicate. E’ l’occasione questa per ricordare le belle kermesses enogastronomiche nel bel teatro parrocchiale del sottochiesa della Stella, concessoci dall’indimenticato e indimenticabile don Giovanni Isonni, che ricordiamo sempre con immutato affetto.
Quindi parlare di altrui “primogenitura” dell’idea pare oggettivamente pleonastico e attendiamo trepidi il primo brindisi con le vin de chateau.

