Riflessioni sulla democrazia

La democrazia a Rivoli è morta, oppure no?

Tra cronaca e storia, nella pessimistica attesa del 7 GIUGNO 2009

Che fare? Parafrasando Lenin, la bufera mediatico-giudiziaria che si è abbattuta sul Partito Democratico, al di là delle conseguenze politiche per quella formazione che tante speranze e delusioni ha  suscitato, fermi restando gli sviluppi e gli esiti penali che riguardano i singoli, un risultato certamente lo ha conseguito: quello di allontanare ancora di più i cittadini dall’impegno diretto in  politica (i partiti della destra oggi al governo, con il richiamo permanente al “Capo Supremo”, danno a questa deriva un loro personale contributo quotidiano).

Con il sistema oligarchico di “cooptazione dall’alto” della rappresentanza che ha costruito questa partitocrazia, Barack  Obama non sarebbe riuscito neanche a candidarsi a presiedere il Comitato di quartiere di Borgonuovo, figurarsi alla segreteria  di un partito nazionale o alla testa del governo di una grande nazione.

Non si vedono allo stato attuale vie d’uscita da una  situazione che si configura sempre più una vera e propria “Waterloo” della democrazia.


 

La sensazione diffusa è infatti che manchino “idealità” e “passione” nell’approccio ai problemi del cittadini e nell’elaborazione delle possibili soluzioni che ogni politico, ad ogni livello di rappresentanza, è chiamato a ricercare, consapevole della provvisorietà del suo mandato e con l’obbligo di essere scevro da interessi personali .

Tra amici  e amici-degli-amici,  assunti senza concorso nella pubblica amministrazione con la benedizione della legge al costo del solo vincolo di fedeltà al capo, e tra nepotismi vari, la convinzione, netta, è di trovarsi di fronte ad un consesso di iniziati, chiuso al mondo e ai suoi veri problemi, che utilizza “ad libitum” l’istituzione che gestisce pro-tempore.

In democrazia le responsabilità di governo si assumono con le elezioni.

A Rivoli per esempio sarebbe normale dare democraticamente  discontinuità ad un sistema di potere, incrostato dopo decenni di esercizio. Sarebbe un bene  per la stessa democrazia, di cui i partiti sono (?) il sale. Fa bene ogni tanto cambiare il conducente, la storia ce lo insegna. Oltre al già citato Obama, che ha chiuso la parentesi nefasta dei petrolieri guerrafondai Bush, anche Winston Churchill, il grande statista inglese che contribuì in modo decisivo alla sconfitta del nazi-fascismo, alle prime elezioni del dopoguerra, nel 1945, venne sconfitto nettamente dal laburista Clement Attlee, senza drammi.

La “Meridiana” aveva proposto, ad ottobre dello scorso anno, a tutte le forze politiche presenti in Consiglio comunale, di avviare  consultazioni ed elezioni primarie in tutta la città, utilizzando le strutture municipali, per verificare, fuori dalle segrete stanze, con nuove e trasparenti modalità, chi fosse intenzionato a candidarsi alle prossime elezioni municipali.

Il muro di gomma partitocratico ha assorbito la “provocazione”. Il PD ha in programma un momento di consultazione per scegliere il candidato sindaco, gestito sostanzialmente dalla nomenklatura, le altre forze neppure questo.

Altro piccolo esempio paradigmatico: abbiamo, sensibili alle tematiche della difesa dei diritti individuali, proposto al Consiglio comunale di esprimersi sull’adozione da parte della nostra città del Registro delle unioni di fatto. Gesuiticamente non si sono scomodati neppure per dire di no.

Che fare dunque! Oltre l’analisi,  diventa difficile  per chiunque sia animato da buoni, normali propositi lanciarsi nell’agone politico, per il timore di  diventare l’ “utile idiota” di qualcuno.

Spiace doverlo ammettere ma il sistema (la “Casta” direbbe Stella)   tiene lontani  tanti cittadini che vorrebbero e forse potrebbero  svolgere egregiamente la loro parte nell’interesse collettivo ma che se ne tengono lontani, sfiduciati e impauriti.

L’esempio fin qui dato dai rappresentanti del popolo nelle istituzioni cittadine, che andremo a rinnovare la prossima primavera,  non è stato bello. L’unico contatto che hanno avuto con la democrazia partecipata, quello del referendum sulla risalita meccanizzata del 2 luglio 2006, è stato desolante, tanta è stata la banalizzazione, la rimozione dell’accaduto  e la sostanziale irrisione (o paura) nei confronti di questo alto, e fin qui unico per Rivoli, momento di libera espressione del popolo.

L’assenza di elezioni primarie, il blocco delle preferenze, ecc. – ci allontanano  dalla concezione della democrazia, come e stata teorizzata da Giuseppe Mazzini e  trascritta solennemente nella carta costituzionale del 1948 (” Il potere appartiene al popolo… “) . Occorrono ricette nuove. Ma quali?

La discussione è aperta…….

Carlo Zorzi