Interpretazione autentica o paese delle b…..?

 

Il tanto discusso Decreto-Legge sull’ “interpretazione autentica” del procedimento di presentazione delle liste elettorali, stilato ad hoc dal Governo per le prossime Elezioni Regionali del 28/29 marzo, volto a favorire bananela riparazione di un errore grossolano del partito di maggioranza, pone qualche interrogativo meramente tecnico, ma dai risvolti inquietanti nel caso in cui si dovessero avverare le ipotesi più  sotto evidenziate, anche se preferiamo  non addentrarci eccessivamente nei meandri del Diritto Costituzionale.

Ecco le ragioni del governo alla pubblicazione del Decreto:
(fonte: www.governo.it )

“La necessità di assicurare il pieno esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo in vista delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario, fissate per il 28 e 29 marzo 2010 è la motivazione principale del decreto legge interpretativo approvato dal Consiglio dei ministri nella riunione straordinaria tenuta il 5 marzo 2010 a Palazzo Chigi.

Il provvedimento, come ha spiegato il ministro dell’Interno Maroni, dà un’interpretazione autentica delle norme in materia elettorale, in linea con quanto già enunciato in una circolare del ministero dell’Interno emanata nel febbraio scorso.

Nella circolare è scritto che il cancelliere non può rifiutarsi di ricevere le liste dei candidati, i relativi allegati e il contrassegno o contrassegni di lista, neppure se li ritenga irregolari o se siano presentati tardivamente.

Il provvedimento, ha aggiunto Maroni, vuole dare un’interpretazione autentica, corretta, alla legge elettorale, in particolare agli articoli 9 e 10 della legge n. 108 del 17 febbraio 1968, dettando alcuni criteri interpretativi di norme in materia di rispetto dei termini per la presentazione delle liste, di autenticazione delle firme e di ricorsi contro le decisioni dell’Ufficio centrale regionale.”

Ma………
(ecco le nostre considerazioni, anche se mutuate da illustri giuristi)

Ieri mattina Radio Radicale ha intervistato una serie di giuristi che hanno espresso le loro considerazioni sulla legittimità costituzionale del decreto. Colpisce in particolare un aspetto messo in evidenza dalla giurista Lorenza Carlassare, professore emerito a Padova, cioè l’eventuale decadenza con effetti “ex tunc” del DL approvato dal Governo.

In effetti, il costrutto  giuridico del decreto può avere effetti  che potrebbero andare oltre le  intenzioni degli estensori.

Se il PDL dovesse ottenere, ad esempio, un risultato insoddisfacente, potrebbe decidere (con una maggioranza schiacciante in parlamento) di non convertire in legge il decreto lasciando trascorrere il previsto termine dei 60 giorni. In questo modo il decreto non produrrebbe alcun effetto sin dalla sua emanazione, come se non fosse mai esistito, e pertanto le elezioni andrebbero annullate poichè coloro che sono stati ammessi in ritardo non avrebbero più titolo per parteciparvi.

Non viene da pensare che questo è davvero il paese delle banane?
(o sono, questo DL ed altro ancora, le piccole prove quotidiane di avvicinamento ad una irreversibile dittatura dei politicanti senza scrupoli?)

VERSIONE INTEGRALE:

DECRETO-LEGGE: Interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione.

Consiglio dei Ministri: 05/03/2010
Proponenti: Presidenza

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Vista la legge 17 febbraio 1968, n. 108;

Ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di consentire il corretto svolgimento delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010 tramite interpretazione autentica degli articoli 9 e 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, e dell’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, assicurando il favor electionis secondo i principi di cui agli articoli 1 e 48 della Costituzione;

Ritenuto che tale interpretazione autentica e’ finalizzata a favorire la piu’ ampia corrispondenza delle norme alla volonta’ del cittadino elettore, per rendere effettivo l’esercizio del diritto politico di elettorato attivo e passivo, nel rispetto costituzionalmente dovuto per il favore nei confronti della espressione della volonta’ popolare;

Ravvisata l’esigenza di assicurare l’esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo costituzionalmente tutelati a garanzia dei fondamentali valori di coesione sociale, presupposto di un sereno e pieno svolgimento delle competizioni elettorali;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 5 marzo 2010;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’interno;

Emana

il seguente decreto-legge:

Art. 1

Interpretazione autentica degli articoli 9 e 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108

1. Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale dei delegati puo’ essere provata con ogni mezzo idoneo.

2. Il terzo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti dall’articolo 21, comma 2, ultima parte, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purche’ tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarita’ della autenticazione delle firme non e’ comunque inficiata dalla presenza di una irregolarita’ meramente formale quale la mancanza o la non leggibilita’ del timbro della autorita’ autenticante, dell’indicazione del luogo di autenticazione, nonche’ dell’indicazione della qualificazione dell’autorita’ autenticante, purche’ autorizzata.

3. Il quinto comma dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell’Ufficio centrale regionale sono definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso Ufficio. Contro le decisioni di ammissione puo’ essere proposto esclusivamente ricorso al Giudice amministrativo soltanto da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazione di liste di candidati oppure di singoli candidati e’ ammesso ricorso all’ Ufficio centrale regionale, che puo’ essere presentato, entro ventiquattro ore dalla comunicazione, soltanto dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce. Avverso la decisione dell’Ufficio centrale regionale e’ ammesso immediatamente ricorso al

Giudice amministrativo.

4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attivita’ relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per le medesime elezioni regionali i delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 2

Norma di coordinamento del procedimento elettorale

1. Limitatamente alle consultazioni per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010, l’affissione del manifesto recante le liste e le candidature ammesse deve avvenire, a cura dei sindaci, non oltre il sesto giorno antecedente la data della votazione.

Art. 3

Entratra in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare.

Dato a Roma, addi’ 5 marzo 2010

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Maroni, Ministro dell’interno

Visto, il Guardasigilli: Alfano