Il denaro del diavolo

Il denaro del diavolo uccide quello buono che colpito dalla compressione dei rendimenti non trova più buone occasioni di impiego.

di Angelo Castagno

Il denaro buono è quello che si risparmia non spendendo completamente il reddito prodotto col proprio lavoro. O anche quello prodotto da un investimento di capitale che abbia prodotto maggiori beni e/o servizi per la comunità. Il che è lo stesso, poiché tutto il risparmio accumulandosi và prestato per impieghi che creino nuovo valore se si vuole un interesse. E’ anche vero che in certi casi viene prestato per spese che non aumentano la produttività del sistema, ma alla lunga questo tipo di impiego non consente di pagare gli interessi e nemmeno di rimborsare il debito se non con denaro con potere di acquisto reale minore di quello prestato.

Il denaro del diavolo è, invece, quello stampato o, più recentemente, quello creato elettronicamente. Responsabile ne è la Banca Centrale Europea, che nella rappresentazione assume i panni di Belzebù.

Pensate quale potere hanno in mano lor signori: decidere quanto denaro immettere in circolazione aumentandone o diminuendone il costo, vale a dire il saggio di riferimento. In origine la banca centrale aveva il mandato di regolare, semplicemente, la quantità di denaro in circolazione in modo da consentire gli scambi tra gli operatori evitando che eccessiva quantità ne riducesse il valore.

Come non ricordare la “vecchia” Bundesbank tedesca, arroccata nel suo fortino costituzionale, respingere le avances della politica per mostrarsi più lasciva e favorire la circolazione del denaro immettendone un po’ di più?

Ma la Bundesbank era figlia della terribile esperienza della Repubblica di Weimar, passata alla storia, tra l’altro, per il francobollo da 5 miliardi di marchi.

La nostra BCE, invece, fa politica monetaria espansiva eriempie di denaro (del diavolo) le banche ordinarie per evitare che qualcuna fallisca. In questa sede non si vuole ragionare se tale comportamento sia stato giusto o no, piuttosto testimoniare che tale via, apparentemente non dolorosa, il conto (o meglio un acconto) lo presenta subito all’incasso.

E’ quello che pagano i detentori di titoli di stato.

Gran parte del denaro immesso dalla BCE è entrato nelle tesorerie delle banche ordinarie che per stabilizzare i propri conti lo hanno impiegato in titoli di stato guadagnando uno spread “sicuro” dato dalla differenza tra rendimento offerto dallo stato e tasso passivo pagato (saggio di riferimento) compresso dalla BCE all’1%.

L’eccesso di domanda ha fatto crescere i corsi ed abbassare i rendimenti, così i detentori dei titoli in scadenza si trovano con opportunità di reimpiego ad un tasso irrisorio.

Se prima del 2008 gli impieghi in titoli producevano il 3/4 % mediamente, oggi stiamo sull’1%.

La differenza è sparita, “bruciata” come dicono i commentatori dei mercati finanziari. Il diavolo se li è portati via diciamo noi.

Da qui la definizione di denaro del diavolo.

Ma si sa che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Il denaro che produce un rendimento medio dell’1% vale molto meno di quello che produceva il 3/4 % e, dunque, se il denaro buono non vale più nulla diventa anch’esso denaro del diavolo……Se non rende più nulla, perché impiegarlo? Perchè investire in titoli di stato o nelle aziende? Meglio spenderlo o tenerlo liquido…

 

 

 

Angelo Castagno
Consulente Finanziario indipendente

Economista e formatore, articolista per diverse riviste e conferenziere. Da tempo ha indirizzato i suoi studi alla ricerca ed alla evidenziazione del ruolo negativo di banche centrali e governi nell’economia e nella finanza, che rimangono le cause principali della crisi dell’ultimo decennio.