Cittadini o schiavi fiscali?

CITTADINI O SCHAVI FISCALI?

 

Ci deve essere un limite al potere politico che sceglie ed ipoteca il futuro degli individui
in nome di un “bene comune” tutto da dimostrare.

 

di Angelo Castagno

Dicembre 2010

Il salvataggio dell’Irlanda da parte dei paesi dell’Unione Europea è stato appena approvato. Una somma di 85 miliardi di Euro verrà prestata al governo irlandese che si impegna a restituirla nel tempo, comprensiva di un tasso di interesse passivo del 6% annuo (dal terzo anno). Gli 85 miliardi non piovono dal cielo, ma graveranno sui bilanci pubblici dei paesi componenti l’Unione e non (Svezia, Danimarca, Gran Bretagna e Fondo Monetario Internazionale). In altre parole il deficit a breve di uno (l’Irlanda) si spalma su quello degli altri paesi. Così è stato anche per la Grecia.

Nei giorni precedenti e nei seguenti gli irlandesi manifestarono contro le decisioni governative. Le contestazioni, tuttavia, non riguardavano solamente, come è ovvio, i tagli alla spesa conseguenti al deficit di bilancio maturato e futuro, visto il nuovo debito contratto.

Soprattutto l’attenzione era sulle origini del disavanzo e del debito pubblico.
Nel 2008 il governo irlandese non ebbe esitazione ad intervenire per salvare le banche principali del paese travolte dalla crisi del sistema bancario internazionale.

Queste erano fortemente indebitate attraverso emissioni obbligazionarie collocate tra i risparmiatori irlandesi e, soprattutto, tra le banche e le compagnie assicurative estere.

Il denaro raccolto andava a finanziare gli acquisti immobiliari che trainati da valori crescenti amplificavano ed autogiustificavano i prestiti.

Lo sboom dei valori immobiliari ha generato la crisi a livello internazionale ed anche in Irlanda. Tanti irlandesi indebitati hanno rinunciato a pagare per immobili scesi di prezzo in modo netto. I crediti sono diventati inesigibili, la casse delle banche si sono svuotate e le obbligazioni emesse non avevano più copertura.

Ecco in sintesi la crisi irlandese: il governo garantì i crediti delle banche travasando denari dei contribuenti, denari raccolti sul mercato mediante emissione di titoli di debito e, in ultimo indebitandosi con i paesi della comunità.

La restituzione del tutto graverà sui contribuenti per anni ed in modo pesante, tanto che questi si sono posti dei giusti interrogativi e dati delle risposte che li hanno indotti a protestare contro il governo in modo veemente.

Perchè i contribuenti debbono pagare in modo indistinto a causa dell’eccesso di indebitamento di tanti abbagliati dal desiderio di ricchezza? Paghino loro!

Perchè essi debbono pagare per la dabbenaggine delle banche che si sono fatte prestare denaro dall’estero pur di servire finanziamenti a gogò per l’acquisto degli immobili? Paghino gli azionisti ed i finanziatori!

Perchè debbono pagare per rimborsare il prestito “comunitario” visto che è destinato a finire nelle banche, che a loro volta dovranno rimborsare le obbligazioni detenute da banche e compagnie estere? Se queste hanno sbagliato valutazione di rischio-opportunità che ne possono i contribuenti irlandesi? Paghino loro!

Che diritto ha il governo irlandese (e anche gli altri) di ipotecare il futuro delle persone e delle famiglie in modo così pesante?

Perchè l’alternativa sarebbe più rovinosa?

Storie, ci dicono gli irlandesi. La verità è che si paga il conto delle storture del connubio politica-banche! Schiavi fiscali altro che cittadini!!!!

E come dargli torto?

Chi sono e da dove provengono i consiglieri economici di Obama, in prima linea nei salvataggi bancari americani, molto più consistenti di quelli irlandesi? Quanti banchieri europei hanno perso il posto dopo il terremoto del 2008?

 

 

Angelo Castagno
castagno@studioanalysis.it


Consulente Finanziario indipendente

Economista e formatore, articolista per diverse riviste e conferenziere. Da tempo ha indirizzato i suoi studi alla ricerca ed alla evidenziazione del ruolo negativo di banche centrali e governi nell’economia e nella finanza, che rimangono a suo parere le cause principali della crisi dell’ultimo decennio.