Nel quadro delle conferenze su informazione e democrazia, “La Meridiana” ha organizzato  giovedì scorso un incontro pubblico sull’Iran, il più  importante per dimensioni (93 milioni di abitanti)  tra le teocrazie islamiche, caratterizzato  da un regime spietato. Ne hanno parlato  esponenti della Resistenza al regime degli  ayatollah , Yoosef Lesani e Yalda Jahandarpour, dell’associazione “Iran libero e democratico” , il prof. Valter Coralluzzo, dell’Università di Torino, e Luca Andreani di Amnesty International, moderati da Bruno Isaia Merlin.

Il quadro della situazione è angosciante.  Nei 46 anni dalla rivoluzione islamica che portò nel 1979 al potere Khomeini, sono state impiccate 120 mila (!)  persone (compresi donne, anche incinte e minori), con motivazioni inimmaginabili : partecipare ad una manifestazione di protesta, gridando slogan  è un atto contro dio e quindi punibile con la morte, come essere gay o apostata .

Il paese vede la maggioranza dei cittadini sotto la soglia di povertà malgrado gli enormi profitti (petrolio in primis) che il governo incamera anche grazie alla cecità colpevole e interessata  dell’Occidente, soprattutto con il ruolo tristemente omissivo dei media, che oggettivamente sostengono con il loro silenzio  l’ideologia disumana, feroce e misogina del regime di Teheran, che finanzia generosamente formazioni terroristiche nel Medioriente (Hezbollah, Hamas, Houthi e altri).