Vergogna

Pensioni d’oro agli ex

consiglieri.

Pubblicato Martedì 16 Settembre 2014, ore 16,35

Grazie a una norma passata in gran silenzio i politici a riposo incassano lauti assegni mensili, spesso superiori alle indennità degli eletti. Tra i paperoni Cavallera (8 mila euro), il comunista Chiezzi (7.500), la democrat Manica e il forzista Burzi

Ugo Cavallera, dopo un’era geologica a Palazzo Lascaris, percepisce un vitalizio di 7.958,47 euro. Un consigliere dell’attuale legislatura ha un’indennità di 6.600 euro, quasi 1.400 euro in meno. Ma com’è possibile che chi è in pensione metta in saccoccia più del proprio collega in servizio? Merito di una legge, o meglio un comma, un codicillo insomma, passato inosservato ai più; perché il diavolo si nasconde sempre nei dettagli. Il principio è semplice: il vitalizio viene calcolato con percentuali crescenti rispetto allo stipendio a seconda di quanti anni il consigliere abbia passato tra gli scranni dell’emiciclo regionale (con 5 anni si prende il 30 per cento, con 10 anni il 60, con 15 il 70 e infine con 20 o più si arriva all’80 per cento). Fino al 2010 le percentuali sono sempre state legate alle indennità dei consiglieri: lievitavano gli stipendi di chi lavorava e aumentavano i vitalizi degli ex. Ma tutto finisce e così anche il gogamigoga nell’aula di via Alfieri ha subìto uno stop. Per questo, annusata l’aria, i consiglieri hanno deciso di tutelarsi, sganciando la loro futura pensione dallo stipendio, che aveva iniziato a subire i colpi della mannaia della spending review e legandole indissolubilmente all’indennità percepita alla data del 30 settembre 2011. Ovvero al momento in cui era all’apice! Come dire, quando il mercato inizia a fare le bizze meglio affidarsi a un tasso fisso, per evitare oscillazioni pericolose. Così i consiglieri che hanno iniziato a percepire il vitalizio alla fine della passata legislatura lo prendono sulla base di quanto percepivano tre anni fa e non quando hanno cessato il servizio.

È un tecnicismo e per questo difficile anche da illustrare, soprattutto a chi, non potendolo fare, non si è mai posto il problema di come aumentarsi stipendio o pensione. La legge venne approvata agli albori dell’era Cota: è la numero 27 (articolo 3, comma 1) del 31 dicembre 2010, che modifica la legge 24 del 2001 (art. 14, comma 1). Da allora la diminuzione delle indennità non avrebbe inciso sul vitalizio. Successivamente, nel 2014, quando la legislatura era ormai al crepuscolo, quegli stessi consiglieri li abolirono i vitalizi, ma non a loro, per quelli che sarebbero arrivati dopo. E quando entrerà in vigore la norma che prevede l’equiparazione dello stipendio del consigliere regionale a quello del sindaco del comune capoluogo allora i pensionati arriveranno a percepire anche il doppio degli sventurati rimasti in servizio.

Usiamo qualche nome. Si diceva di Cavallera, ma l’esempio può essere esteso. Dopo 24 anni in Consiglio ha diritto a una meritata pensione. La legge prevede l’80% dell’indennità. Ma quale? Quella che percepiscono gli attuali consiglieri, ovvero 6.600 euro? No, quella che percepiva lui al 30 settembre 2011, ovvero 9.948,09. L’80 per cento equivale a 7.958,47 euro, oltre 1.400 euro in più di un consigliere attualmente in servizio. E così si spiega il perché molti pensionati guadagnano più di quelli in servizio. Tra i paperoni si annoverano la democratica Giuliana Manica, già assessore a Sport e Turismo con Mercedes Bresso, oggi presidente del partito (7.759,51), l’ex assessore al Bilancio del Pdl Angelo Burzi (6.764,70), fesco di contratto con il gruppo Forza Italia, Mariangela Cotto e Sergio Deorsola (6.963,66), l’ex assessore alla Montagna dei Ds Lido Riba (6.963,67), il comunista Giuseppe Chiezzi (7.560,55). Il fronte è naturalmente trasversale. A lenire la delusione per la mancata ricandidatura o rielezione un bell’assegno per i fuoriusciti più recenti: l’ex vicepresidente di Palazzo Lascaris, il piddino Roberto Placido, incassa 5.547 euro, stessa cifra per l’ex capogruppo oggi sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere. Hanno di che consolarsi pure Giampiero Leo (Ncd) che percepisce un mensile di 5.525, l’ultimo capogruppo dei Fratelli d’Italia Franco Maria Botta (5.141) e il collega alfaniano Daniele Cantore (4.178). Somme tutt’altro trascurabili anche per altri eccellenti ex: Enzo Ghigo (6.167 euro) che cumula le pensioni di manager Publitalia e quella di parlamentare, William Casoni (5.897), il moderato Giuliano Manolino (5.968), l’affabulatore democrat Wilmer Ronzani (6.764), l’ex socialista Giancarlo Tapparo (7.162), l’ex Dc poi Pdl Beppe Cerchio (6.466).

Ma le anomalie non finiscono qui. Chi era in carica fino alla settima legislatura, ovvero fino al 2005, percepisce il vitalizio a 60 anni, con la possibilità di anticiparlo di cinque con la decurtazione del 30 per cento. Chi è stato eletto nell’ottava, va in pensione a 65 e non può anticiparlo. Perché? Un esempio sulla direzione da intraprendere arriva dalla vicina Lombardia dove proprio oggi, in Commissione Affari Istituzionali, è stata approvata una norma che prevede un contributo di solidarietà medio del 10% fino al 31 dicembre 2018 e l’innalzamento dell’età per la maturazione dell’assegno da 60 a 66 anni.