“Shining” pedemontano

Orrore: sarà questo il motivo del blocco dei lavori dell’albergo iperstellato?

 

 

(preso su FB dal sito Fuma chen’duma – Viaggiare in Piemonte)

LA MALEDIZIONE DEI MELANO

 

Villa Melano è situata in cima il centro storico della città di Rivoli, posta sul versante sud della collina morenica su cui si erge il Castello. Intorno a questo edificio corrono decine di storie e di leggende più o meno veritiere, ma quella che la maggior parte delle persone del luogo conosce è una sola.

Villa Melano fu costruita intorno al ‘600 allo scopo di ospitare un monastero di frati francescani. In seguito all’ascesa di Napoleone nel nord Italia, la villa passò nelle mani di diversi proprietari, per poi finire in quelle dei Melano. La figlia dei Melano aveva 14 anni quando fu promessa sposa ad un nobile, ma l’intento della ragazza era tutt’altro. Si era infatti innamorata di un inserviente della villa, poco più grande di lei. I due innamorati si vedevano di nascosto nel boschetto limitrofo, finchè la fanciulla non rimase incinta. I Melano decisero allora di nascondere il figlio del peccato all’interno della loro abitazione, la figlia venne data in sposa al nobile e l’inserviente continuò il suo lavoro nella villa e poter veder così crescere la sua creatura. Il tutto perdurò fino a quando il bambino compì sette anni. Allora la famiglia capì che non avrebbero più potuto nasconderlo e decisero di impiccarlo nella torre, lasciando lì il corpo abbandonato. Un giorno, la giovane figlia tornò a far visita ai genitori e di nascosto salì fino alla torre dove vide il cadavere del proprio figlio. Scioccata, abbracciando il bimbo si buttò dalla finestra. L’inserviente assistette alla scena. Sui Melano non si hanno più notizie da quel giorno. Nulla, da nessuna parte! Alcuni pensano che fu proprio l’inserviente a sterminare l’intera famiglia, ma niente di certo.

Quel che invece è certo è che tutti quelli che hanno fatto visita alla villa giurano di aver udito e visto avvenimenti inspiegabili. Vi propongo una testimonianza di una studentessa che ha avuto il coraggio di addentrarsi nel luogo:

Era un freddo pomeriggio invernale e decidemmo di sfidare il mistero entrando a Villa Melano, a Rivoli, disabitata ormai da secoli. La leggenda narra che la figlia del proprietario si suicidò e il suo spirito vaga ancora per la casa… si pensa inoltre che vengano svolte,qui, messe sataniche.

Arrivati sul posto, muniti di torce, imboccammo una stradina ciottolosa alla fine della quale si innalza un grosso cancello. L’intrico della vegetazione antistante l’ingresso della villa incute già un po’ di soggezione e l’occhieggiare tra le piante di siringhe e lacci emostatici ci invitò a muoverci con prudenza.
Moltissimi sono i segni all’interno delle stanze che fanno pensare a qualcosa di inquietante: altarini posticci, disegni e scritte inneggianti il diavolo, porte squarciate da colpi di accetta, tracce di fuochi… la luce esterna filtrava attraverso le piccole finestre, i pavimenti erano disseminati di calcinacci, vetri rotti, foglie e altri detriti, mentre dalle pareti brandelli di tappezzeria, penzolavano come pelle strappata.

 

In una delle tante stanze dello stabile un’immagine su un muro bianco toglie il fiato: l’ombra di un bambino impiccato è rimasta fotoincisa nel muro stesso. Al piano inferiore, in cui si può accedere tramite una scaletta, osservammo disegni di sacrifici umani, orrendi diavoli, numeri magici e tutto intorno… carogne di animali uccisi, prevalentemente gatti sacrificati a qualche oscura divinità.

 

Attraversata la villa imboccammo il sentiero che si inoltra nella fittissima vegetazione sul retro della villa. Arrivammo alle cappelle bunker dove l’immagine di un uomo murato vivo è rimasta “graffiata” sulla parete. Ormai le tenebre erano calate e improvvisamente sentimmo un suono di tamburi avvicinarsi sempre di più. Presi dal panico, scappammo, ma anche se non abbiamo mai saputo cosa successe da quel giorno abbiamo deciso di non tornarci mai più. Ma se non mi credete andate a verificare voi stessi…

 

 

 

La testimonianza appartiene ad una studentessa e ciò non mi stupisce. Entrare a Villa Melano era una sorta di iniziazione, una prova di coraggio che dovevi affrontare per forza se frequentavi le vicine scuole superiori, le stesse in cui mi sono diplomato. Ho scelto di proporvi questa testimonianza e non la mia,in quanto i miei ricordi, non avendoli scritti subito, sono un po’ sbiaditi. Ma un brivido ha percorso il mio corpo quando la studentessa ha parlato del rumore dei tamburi. Quei tamburili ho sentiti chiaramente anch’io e direi che sono stati la prova che mi sconcertò di più.

 

Ora nessuno studente potrà più fare quell’avventuroso giro. Villa Melano è stata ristrutturata, all’interno soprattutto. Ma sono convinto che non basti aver dipinto qualche parete e tappato qualche buco per far svanire la leggenda che aleggia intorno al luogo…