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ELOI’, ELOI’, LAMA’ SABACTANI?

di Mario Domina

Mi è capitato oggi di assistere a un funerale e ho dovuto inevitabilmente entrare in chiesa e sorbirmi la funzione con la predica e tutto il resto. Una cosa che di questi tempi mi irrita più del solito (sarà che anch’io sono “eticamente sensibile”…). Poi però mentre ascoltavo le sciocchezze – le solite sciocchezze – spacciate dal sacerdote sulla morte e sulla resurrezione, mi sono detto che… poverini, un po’ hanno ragione a preoccuparsi ‘sti pretastri. Non c’è da stupirsi che stiano facendo le barricate sulle “questioni eticamente sensibili”. Alla fin fine gli è rimasto solo quello cui aggrapparsi…

Aldo Schiavone a tal proposito, nel saggio di cui abbiamo già avuto modo di discutere[nel Blog, indirizzo a fondo pagina – N.d.r.], avanza la tesi che quelli dell’entrata e dell’uscita dal ciclo vitale siano ormai i territori residui su cui la chiesa può oggi tentare di esercitare gli ultimi brandelli di potere : “Lo scontro si consuma intorno al controllo di due punti chiave nella geografia del nostro percorso di vita: l’ingresso e l’uscita. Come nasciamo e come moriamo”. Dopo secoli di arretramento sul terreno scientifico, cosmologico, fisico; dopo le sconfitte nel confronto con Galileo e Darwin; dopo i processi di secolarizzazione e scristianizzazione; con l’avanzare del principio di autodeterminazione da parte delle varie soggettività, dopo una lunga serie di battaglie perse – ecco che al clero non resta altro che arroccarsi sulla difesa dei confini “naturali” del percorso vitale. L’alfa e l’omega.

I simboli ai lati della croce dello splendido mosaico posto nell’abside di Sant’Apollinare in Classe, a Ravenna. L’inizio e la fine. La nascita e la morte. Non a caso il papa associa in continuazione questi due termini: dal concepimento naturale alla conclusione naturale della vita. E’ una litania quotidiana. Ma è anche una battaglia persa. Una battaglia, oltretutto, che ha come oggetto questioni di mero potere, non certo di “principii morali” come vorrebbero farci credere: semplicemente se dovessero arretrare da quest’ultima marca (e succederà prima o poi) , il loro potere – un potere soprattutto simbolico ma pur tuttavia enorme – si scioglierebbe come neve al sole.

E’ una battaglia contro i mulini a vento, dato che la specie ha da tempo deciso di forzare i suoi confini naturali – su questo ha ragione Schiavone, è un “destino”, da intendersi come scelta quasi obbligata da cui non c’è ritorno, esito forzoso dello sviluppo della specie. Così come non si torna indietro dal linguaggio e dalla tecnica, non si torna nemmeno indietro dall’autocoscienza della propria storicità e transitorietà. L’essenza dell’umano sta proprio nel suo transitare verso il post-umano, nel forzare i suoi confini naturali e nello storicizzarsi definitivamente. Con tutti i rischi (quel che ho a suo tempo definito in termini di “tecnoincubo”) che ciò potrebbe comportare. Comunque già oggi, largamente e per lo più non si muore naturalmente, ma si è integralmente medicalizzati; e nemmeno si nasce naturalmente, ma largamente e per lo più si sceglie se, chi, quando e come far nascere qualcuno – e lo sarà sempre più. La nascita e la morte non saranno eventi “naturali” ma scelte consapevoli. Se ancora ci sono delle remore è perché ci fa oggettivamente paura un salto così radicale nel futuro prefigurato dalla tecnoscienza, soprattutto perché la zavorra animale che ci trasciniamo da decine di migliaia di anni ci tiene ben ancorati nell’illusione dell’invarianza biologica.

Attenzione, non sto dicendo che quel che abbiamo di fronte a noi sarà un’epoca radiosa di magnifiche sorti e progressive (ma nemmeno che si deve avere nostalgia dei bei tempi che furono, della natura e del cip cip degli uccellini!). Dico solo che si tratta di processi inarrestabili. Certo non fatalisticamente determinati, ma ampiamente governabili. Destino, appunto, non fato. Ecco perchè la necessità di fondare un’etica adeguata alla bioepoca è quantomai urgente. Ma non può più essere un’etica para-animale come quella cattolica ad aiutarci. Ci vuole ben altro. Tanto più che noi siamo già più di là che di qua. Per lo meno in potenza.

Poveri preti, con le loro predicuzze sulla morale naturale, mi fanno quasi tenerezza… chissà se transiteranno anche loro con la porpora, le tiare e tutto il resto?

tratto dal Blog : La botte di Diogene – Blog di riflessione, critica e discussione filosofica
http://mariodomina.wordpress.com/[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]