Pio XI (Achille Ratti) il papa dimenticato

“Il papa dimenticato che ha sfidato Hitler”
di Marvin Hier

(Marvin Hier, e’ un rabbino. Un rabbino americano, che non si e’, come i rabbini italiani, adattato al modello cattolico, ponendosi ad interfaccia tra i fedeli e Dio. E’ un opinionista, che cerca di insegnare qualcosa alle persone che lo ascoltano).

Traduzione dal testo inglese di Mario Jona

Tempo fa diciotto studiosi cattolici americani, tedeschi ed australiani hanno preso l’iniziativa di scrivere al papa Benedetto XVI, chiedendogli di interrompere il processo di canonizzazione di Pio XII, fino a quando si siano reperite testimonianze sufficienti a difenderlo dall’accusa di non aver fatto abbastanza durante lo sterminio nazista. Papa Benedetto ha ereditato il dossier relativo a Pio XII dai suoi predecessori, ma ha suscitato aspre critiche, anche dal Simon Wiesenthal Center, quando nel dicembre 2009 ha riconosciuto le “virtù eroiche” di papa Pio, facendo così fare un passo avanti al processo di canonizzazione.

Non compete agli ebrei interferire nei processi di canonizzazione, ma Pio XII dev’essere un’eccezione, perché ci costringerebbe ad insegnare ai nostri bambini che, mentre si svolgeva il più grande crimine della storia e 6 milioni dei ebrei, un terzo dell’ebraismo mondiale, venivano sterminati, un santo sedeva sul trono di Pietro.

Mentre il Vaticano continua a spingere la canonizzazione di Pio XII, nulla viene fatto per Pio XI, l’altro papa dei tempi di Adolf Hitler. è però questo il papa che, secondo molte opinioni, ha fatto di più per cambiare il corso degli avvenimenti. Achille Ratti prese il nome di Pio XI alla sua elezione nel 1922, l’anno stesso della marcia su Roma di Mussolini.

 

Ebbe la sfortuna di presiedere la Chiesa all’nsorgere dell’ “era dei dittatori”: Mussolini e Hitler. Nei primi anni del pontificato Pio XI cercò il compromesso, per non indebolire la Chiesa. In questo quadro firmò il concordato del 1929, che proteggeva la Chiesa, ma lo indeboliva nei confronti del regime.

Permise anche al suo segretario di stato, cardinale Pacelli (il futuro Pio XII) di firmare un concordato con Hitler nel 1933, nella speranza di salvare le organizzazioni cattoliche in Germania. Non protestò di fronte alle prime leggi anti-semite del 1933 o in occasione delle famigerate leggi di Norimberga del 1935.

Presto però cominciò a preoccuparsi del suo “patto col diavolo” e più osservava la mancanza di umanità dei nazisti e più si determinava ad affrontarli. Nel 1937, con sua enciclica “Mit Brennender Sorge” condannava il concetto di superiorità razziale. Nell’anno successivo, quando il cardinale austriaco Innitzer diede il benvenuto all’occupazione nazista dell’Austria, Pio XI li convocò in Vaticano, costringendolo ad un’umilante ritrattazione.

Ma il culmine dalla sua resistenza apparve quando, anziché rivolgersi ai prelati della sua corte, chiese ad un gesuita americano, padre John Lafarge, di scrivere un’enciclica che condannasse il razzismo e l’antisemitismo. Il papa aveva letto il libro di Lafarge sulla discriminazione razziale contro i “negri” in America ed aveva capito che era la persona giusta. Ha stupito padre Lafarge chiedendogli di scrivere l’enciclica come se fosse stato lui il papa. Lafarge, con l’aiuto di due colleghi, si stanziò vicino a Parigi per preparare il documento intitolato “Humani Generis Unitas”.

Il 20 settembre 1938 padre Lafarge consegnò il documento a Roma, al superiore dei gesuiti Wladimir Ledochowski. Benché il documento mantenesse gli insegnamenti della Chiesa dell’epoca – che, non avendo riconosciuto Cristo, gli ebrei erano condannati “a vagare eternamente sulla faccia della Terra” – condannava l’antisemitismo con parole mai pronunciate prima da un papa e mai riconosciute dalla Chiesa nei 20 secoli precedenti: “… Milioni di persone sono private dei diritti più elementari, rifiutate alcuna protezione dalla violenza e dal furto, esposte ad ogni insulto e pubblica degradazione, persone innocenti sono trattate come criminali, anche coloro che si sono battute per la loro patria sono trattate da traditori… Questa flagrante negazione dei diritti umani caccia migliaia di persone senza mezzi alla ricerca di rifugio…”

Proprio il giorno in cui Lafarge consegnava il suo testo, parlando ad un gruppo di pellegrini cristiani, Pio XI diceva: “…Abramo è il nostro patriarca ed antenato. L’antisemitismo è inconciliabile con questo pensiero…. è un movimento con il quale noi cristiani non possiamo aver nulla a che fare… No, no, io vi dico… Un cristiano non può partecipare all’antisemitismo. Non è ammissibile… Spiritualmente siamo tutti semiti”.

Purtroppo il documento di padre Lafarge scandalizzò alcuni prelati conservatori a Roma. Eludendo le richiesta del papa non gli consegnarono il documento che troppo tardi. Era sulla scrivania di Pio XI quando morì il 10 febbraio del 1939, prima di poterlo firmare. Il nuovo papa Pio XII, rifiutò di pubblicarlo.

Il documento scomparve e non se ne ebbe più notizia fino a quando la storia fu riesumata, 43 anni più tardi dal “National Catholic Reporter”.

Che effetti avrebbe potuto avere l’enciclica? molti pensano che avrebbe talmente scosso i cattolici tedeschi da ritardare, se non impedire, l’nizio della seconda guerra mondiale.

Piuttosto che sostenere un candidato che fece poco per feramre i nazisti, forse la Chiesa potrebbe tirar fuori questo significativo documento condannato all’oblio degli achivi vaticani, spolverarlo e riportarlo alla sua posizione di onore nella storia del XX secolo.