Mai più “triangoli rosa”

Secondo degli appuntamentisulla laicità, partiti il 21 gennaio 2010 dalla sentenza della Corte costituzionale n. 329/97 “La laicità dello Stato non significa indifferenza di fronte all’ esperienza religiosa ma comporta equidistanza e imparzialità della legislazione rispetto a tutte le confessioni” giovedì 4 febbraio scorso, nella sede di via Felisio 2, si è parlato di omofobia, tema legato a doppio filo con quello della laicità, e delle religioni che condannano ogni espressione di omosessualità.

L’omofobia può essere definita come una paura e/o un’avversione nei confronti dell’omosessualità (in senso ampio: gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, ovvero GLBT) ed è basata sul pregiudizio più irrazionale, analogo al razzismo, alla xenofobia, e all’antisemitismo.

Roberta Padovano
, del Coordinamento Torino Pride, ha tracciato l’attività svolta da questo movimento per contrastare l’odiosoe antistorico fenomeno. Il termine “Pride” (orgoglio), trae origine dai fatti del 28 giugno 1969, quando la clientela – prevalentemente omosessuale – di un noto locale di New York, lo Stone Wall reagì all’ennesimo, umiliante sopruso della polizia.

L’Unione Europea per parte sua ha indetto per il 17 maggio di ogni anno la giornata mondiale contro l’omofobia. Si è parlato della legislazione i

taliana che, con l’Irlanda, è fanalino di coda sui temi della libertà di espressione affettiva. Una proposta di legge che provava ad istituire l’aggravante per reati omofobici, è stata affossata lo scorso autunno da una maggioranza trasversale. Paradigmatica è stata l’esperienza della Rivoluzione d’Ottobre, che nel 1917 abolì ogni discriminazione sessuale. Negli anni trenta, sotto Stalin, iniziò però un periodo di riflusso e repressione generale (il “Termidoro sessuale”), ed articoli contro l’omosessualità furono introdotti in tutti i codici penali delle Repubbliche sovietiche “…nella società sovietica, con i suoi costumi sani, l’omosessualismo è visto come una perversione sessuale ed è considerato vergognoso e criminale.” Vengono fortunatamente in soccorso, ha sottolineato Roberta Padovano, il diritto, ovvero la sua interpretazione giuridica da parte dei Tribunali, e l’Europa, cui l’Italia dovrà prima o poi adeguarsi.

Il 23 marzo prossimo è atteso il pronunciamento della Corte costituzionale, che dovrà decidere sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. Sarà una sentenza importante. Ma anche le comunità locali possono dire qualcosa in merito.

Il dibattito, moderato da Valentino Dosio, è stato ricco di partecipazione e spunti di discussione. La sessualità è ricca, complessa, è fatto privato, è libertà per definizione e non può ricondursi ad un paese, allo stato, bigotto come il nostro. Era presente al dibattito il coordinatore della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, Tullio Monti, che ha collaborato all’organizzazione del ciclo di conferenze.

La conventicola laica, per usare un’espressione sarcastica mutuata dagli onorevoli Calgaro e Bobba e loro emuli locali, si è sciolta con un brindisi augurale nell’auspicio che anche l’Italia si doti in tempi brevi di una legislazione compiutamente europea in materia di diritti individuali.

E’ ora di finirla con i triangoli rosa nel terzo millenio.