L’importanza di chiamarsi Ernesto

Non  sembri irriguardoso l’accostamento con il titolo di una celebre commedia di Oscar Wilde. E’ che non ci va giù il pervicace mantenimento del pressapochismo imperante nella pubblica amministrazione. Ci spieghiamo meglio: Ernst Schindler (Ernesto), ufficiale della Wehrmacht, era di stanza a Rivoli durante gli anni bui dell’occupazione tedesca 1943-1945. Si adoperò, e molto, in favore della Resistenza salvando vite a rischio della sua e impedendo la distruzione di molti impianti produttivi. Morì nel 1990, in assoluta povertà, aiutato dall’ANPI e dal Comune di Rivoli. I più anziani se lo ricordano, piccolo, minuto, con gli occhi sempre sorridenti. Un uomo che avrebbe meritato un monumento in questa città così distratta.

Chi entra al Cimitero di Rivoli si imbatte subito nel sacrario monumentale che ricorda i partigiani caduti per la nostra libertà. Sul retro una targa in ottone ricorderebbe anche il nostro Ernesto, se non che il suo cognome è stato scritto in modo errato (senza la “i”). A nulla sono valse le segnalazioni fatte ai competenti uffici. Parimenti  è scomparsa la targa dorata posta a sinistra del cimitero primitivo,  che lo ricordava degnamente. Dove sarà finita?