La mosca bianca

Le mie dimissioni

di Walter Tocci

Ciò che penso della delega lavoro è contenuto nel mio intervento di
ieri in quest’aula. Avrete sentito che il mio dissenso è profondo sia
nella forma che nella sostanza del provvedimento. Soprattutto mi
preoccupano gli equivoci che hanno dominato il dibattito. I progetti
raccontati ai cittadini non corrispondono ai testi che votiamo in
Parlamento. L’opinione pubblica ha capito che stiamo cancellando
l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma questo non c’è scritto
nella legge delega. D’altronde, quell’articolo non esiste più nella
legislazione italiana perché è stato cancellato due anni fa dal governo
Monti. Quindi in Italia sono già possibili licenziamenti individuali
per fondati motivi. Ora si vuole aggiungere che si può licenziare anche
dichiarando motivi falsi in tribunale. Ma questo è contrario alla
civiltà giuridica.

Inoltre si è promesso ai giovani il superamento dell’attuale
precarietà, ma gli strumenti della legge e la mancanza di risorse non
garantiscono il raggiungimento dell’obiettivo. Per non deludere le
aspettative dei giovani dovremmo cambiare molte parti di questa legge,
ma la chiusura della discussione impedisce i miglioramenti. Questa
legge delega non contiene indirizzi e criteri direttivi, è una sorta di
delega in bianco che affida il potere legislativo al potere esecutivo
senza i vincoli e i limiti indicati dalla Costituzione. Non è la prima
volta che accade, ma stavolta sono in discussione i diritti del lavoro.
Queste scelte sono, a mio parere, in contrasto con il mandato ricevuto
dagli elettori. Non erano certo contenute nel programma elettorale che
abbiamo sottoscritto come parlamentari del Pd nel 2013.

Al tempo stesso non sono indifferente alla responsabilità di rispettare
le decisioni prese dal mio partito. E neppure alla responsabilità del
rapporto di fiducia tra la mia parte politica e il governo. Sono
altresì consapevole che i margini di maggioranza al Senato sono
piuttosto esigui e non ho alcuna intenzione di causare una crisi
politica. Anche se ho sempre sostenuto – e ora ne sono ancora più
convinto – che l’alleanza tra partiti di destra e di sinistra dovesse
essere a tempo e non per l’intera legislatura. Sarebbe meglio per tutti
se la prossima primavera si tornasse a votare per formare un governo
con un chiaro e determinato mandato elettorale. Ma, ripeto, questo non
posso e non voglio deciderlo io. Saranno le massime autorità
istituzionali a definire i tempi della legislatura.

A me rimane il problema di conciliare due principi opposti: la coerenza
con le mie idee e la responsabilità verso il mio partito e il governo.
Ho trovato solo una via d’uscita dal dilemma: voterò la fiducia al
governo, ma subito dopo prenderò atto dell’impossibilità di seguire le
mie idee e mi dimetterò da Senatore della Repubblica.
È una decisione presa di fronte alla mia coscienza, senza alcun disegno
politico per il futuro. Però continuerò come militante in tutte le
forme possibili il mio impegno politico. È stato e sarà ancora la
passione della mia vita.

8 ottobre 2014