La Meridiana e Mons. Vincenzo Barale, giusto tra le nazioni

La Corte Suprema di Israele ha nominato in questi giorni “Giusti tra le nazioni” due religiosi che hanno operato in Piemonte, rischiando la vita per porre in salvo dei bambini ebrei perseguitati. Si tratta di Monsignor Vincenzo Barale e Monsignor Vittorio Cavasin. Per quanto è dato sapere Monsignor Barale, segretario, al tempo, del Cardinal Fossati, ha accolto tre bambini ebrei, nascondendoli presso un collegio di Cavaglià, diretto da Monsignor Vittorio Cavasin.  Quei bambini, ormai persone anziane, hanno testimoniato sull’identità e l’impegno dei loro salvatori: in particolare hanno raccontato dell’attenzione di Monsignor Barale per rassicurare i bambini rimasti soli e spaventati, e del rispetto e della correttezza di Monsignor Cavasin, che, pur insegnando loro come comportarsi per non distinguersi tra i collegiali cattolici, non ha mai fatto tentativi di conversione.

Non e’ escluso che gli stessi due religiosi si siano adoperati per salvare anche altre persone in bisogno di protezione, ma gli avvenimenti accertati sono bastati per conferire il riconoscimento.
Il Talmud sentenzia: “Chi salva una vita salva il mondo intero” (dal Trattato Sanhedrin, f. 37a).

 

Questa la notizia. Il lettore legittimamente si chiederà cosa c’entri una piccola associazione come “La Meridiana” con quanto deciso a Gerusalemme.

Circa un anno fa il socio Claudio Minoia portò l’argomento in associazione. Imparammo così a conoscere la figura di Vincenzo Barale, segretario del cardinale di Torino Maurilio Fossati, che molto aveva fatto durante la Resistenza per salvare ebrei dalla furia nazi-fascista, tanto da venire arrestato e finire nella famigerata caserma-prigione di via Asti e da qui inviato in domicilio coatto a Cesano Boscone. Barale aveva ricevuto una medaglia d’oro dall’Unione delle Comunità Israelitiche di Milano nel 1955. Ritiratosi a Rivoli nel 1966 (abitava in via Capra) vi morì il 21 gennaio 1979. E’ sepolto nel cimitero di Giaveno.

L’idea era (ed è) di proporre all’Amministrazione comunale, di concerto con le associazioni resistenziali (avevamo coinvolto nell’idea il Comitato Resistenza Colle del Lys), un convegno per ricordare questo nostro concittadino, il cui ricordo pareva nel frattempo essere caduto nell’oblio. Contattammo la Diocesi di Torino, nella persona del vescovo ausiliario Guido Fiandino e Beppe Segre, presidente della Comunità ebraica torinese. Bellissimo e coinvolgente fu l’incontro con Guido Tuninetti, sacerdote, autore di del testo “Clero, Guerra e Resistenza nella Diocesi di Torino (1940-1945)”.

Mario Jona, nostro socio, si informò presso lo Yad Vashem, l’organismo israeliano preposto all’istruttoria per il conferimento del titolo di “giusto fra le nazioni”. La pratica “Vincenzo Barale” esisteva, nessuna decisione era stata presa per carenza di testimonianze dirette, e ci piace pensare che la “sollecitazione” abbia rimesso in moto il tutto.

Questo un anno fa. Ora che la decisione è stata presa, ne attendiamo la formalizzazione. Resta la soddisfazione di veder riconosciuta l’opera di un uomo di siffatta statura, che, in qualche modo, onora anche la nostra città.

Carlo Zorzi

Presidente Associazione culturale “La Meridiana” Rivoli

 

27 febbraio 2015