Il PD di fronte ad una democrazia mutilata

DEMOCRAZIA DIMEZZATA E MALATA

Passata l’ euforia del voto , almeno nel centrosinistra , una qualche riflessione più attenta credo vada fatta .

In queste elezioni europee il 43% dei cittadini si è astenuto , il 4% ha votato scheda bianca o nulla , e un 10% ( sull’ elettorato ) ha votato M5S , ovvero non una proposta politica , ma una protesta. In totale oltre il 57 % degli italiani ha espresso disinteresse , scetticismo , sfiducia, opposizione verso il sistema della rappresentanza politica . L’ astensionismo si riduce in Europa ,ma aumenta in Italia in controtendenza.

Il PD , per contro , pur vincendo queste elezioni , rappresenta solo il 22% degli elettori e comunque è sotto di un milione di voti rispetto al PD del 2009 di Veltroni.

Queste elezioni , anche dopo i ballottaggi delle amministrative ,dove la disaffezione/disinteresse si è accentuata, ci consegnano un Paese dove la democrazia è più che dimezzata. Un passo indietro sul piano della legittimazione fondata sul consenso,sui suffragi in valore assoluto, non solo sulle percentuali.

Questioni su cui pochi discutono , meno che mai la politica ,che appare sempre più autoreferenziale, incapace o non interessata a comprendere queste grandi trasformazioni , con tutte le conseguenze presenti e future sullo stato di salute democratica del Paese

Il non voto è una libera scelta. Ma proprio in quanto tale rappresenta un modo diverso , alternativo per esprimere le proprie “ ragioni “politiche”; è espressione di una scelta basata sulla mancanza di soggetti capaci di interpretare la domanda di quell’ elettorato.

Questa astensione rafforza anche la constatazione che essa ha rifiutato di cedere al neo-populismo (e alle pulsioni anti-istituzionali che esso esprime). Di conseguenza diventa fondata la considerazione che l’astensione scaturisca prevalentemente da un’opinione pubblica non populista, genericamente europeista e non anti-istituzionale.

Anche la “ vittoria “relativa” del PD di Renzi è avvenuta a scapito degli altri partiti, ma il saldo risulta invece negativo con l’astensionismo verso il quale ha perso 1.400.000 voti ricevendone solo 1.140.000. In sostanza il PD ed il Governo hanno vinto le elezioni drenando voti dai  partiti di area moderata. Invece non sono riusciti a recuperare consensi da un’area che avrebbe dovuto esserle amica proprio perché europeista e sensibile alle istanze democratiche.

Perché ? Da questo punto di vista sono due le indicazioni suggerite dal risultato elettorale, una relativa al contenuto della proposta politica, l’altra inerente il PD.

Questo PD non rappresenta ( ancora?) un progetto politico , contrariamente a quello di Veltroni. Il PD, nato dalla “fusione fredda” di due culture politiche cadute in crisi, non ha sviluppato una profonda riflessione che consenta la nascita di un moderno partito non estraneo all’occidente liberal-democratico e continua a rappresentarne una anomalia.

Per contro è emersa progressivamente una struttura di partito nella quale hanno acquisito un ruolo centrale i potentati locali, efficienti nel mantenere consensi non politici ed efficaci nel respingere i contributi che potessero venire dalla società civile.

Inoltre sulla questione morale, che si ripropone sempre con più forza nel Paese , il PD non può pensare di continuare a rincorrere gli eventi , deve assolutamente giocare di anticipo ed emanciparsi dalle consorterie affaristiche, ipoteche che prima o poi dovrà scontare.

Ma il danno prodotto dai feudi periferici è più ampio perché essi costituiscono strutture autoreferenziali sorde all’ascolto e insensibili alla partecipazione dei cittadini. Ed è questa la ragione della nulla capacità di attrazione dimostrata dal PD nei confronti dei voti di opinione rifugiatisi nell’astensione.

La dirigenza PD deve fare bene i conti su quanto pesano i potentati locali in termini elettorali e quanto consenso potrebbe recuperare dalla vastissima area di un astensionismo (alle europee circa 22 milioni di elettori) che nella sua frazione mobile appare orientato in senso progressista, recuperabile con una linea di rigore morale ed apertura politica.

Quindi se al PD , in quanto maggior partito , stanno a cuore le sorti democratiche del Paese , non può non tener conto dell’ astensionismo, in quanto principale problema nella emergenza democratica. Ne va della sua stessa rappresentatività e legittimazione a proporre e attuare riforme .

Un Governo come quello in essere, che rappresenta oggi circa il 25% degli elettori , è politicamente e democraticamente legittimato a realizzare riforme , quali quella elettorale e costituzionali che incidono sul sistema istituzionale , là dove l’elezione della Costituente vide la partecipazione di quasi il 98% dei cittadini aventi diritto .

Gaber diceva che ” Libertà è Partecipazione ” é ancora vero ?

La nostra preoccupazione, in un sistema avviato verso la personalizzazione della politica, come anche queste elezioni dimostrano , con poca rappresentanza e ancor meno legittimazione , è che si presenti alle porte , in un prossimo futuro, il leader dei non votanti. Quel giorno potrebbe essere un brutto giorno e un brutto risveglio . Gli uomini forti sono nati quando ve ne erano le condizioni , la Francia e l’ Inghilterra proprio con queste elezioni ce lo stanno segnalando .

Valter Morizio – Collegno