Il filosofo Cacciari analizza Montezemolo e il PD

“Cacciari: bravo Chiamparino che guarda al presidente Ferrari; ma lui non andrà a sinistra. Questo movimento attrarrà molti del Pd e del Pdl. Il sindaco di Torino fa bene a mostrarsi interessato. Ma Luca Cordero non farà mai l’Ulivo. Udc, Fli e Rutelli da soli sono nomenklatura. Ai democratici non resterà che accodarsi. Il Pd sta perdendo le ragioni fondative. È nato per essere liberal, non per andar dietro al sindacalismo d’antan”

«Una lista civica di Montezemolo Casini e Fini da soli sono ceto politico»

Intervista di Daniela Preziosi su “il Manifesto” del 20/10/2010

– Professor Massimo Cacciari, è anche sua opinione che il Pd e Bersani non abbiano una posizione chiara sulla Fiom, e più in generale sul tema del lavoro?
Non è che il Pd abbia posizioni poco chiare sulla manifestazione della Fiom. È un partito in confusione, ha posizioni poco chiare su tutto. E così non riesce a sfruttare lo smottamento che avviene nel Pdl. La posizione del Pd non emerge con chiarezza su niente. E la gente, a destra sinistra e al centro, è in cerca di parole chiare.

 

– Al corteo di sabato il Pd non aderiva, alcuni dirigenti c’erano.
Il Pd nasce su posizioni liberal. Può piacere o no, ma è evidente, oggettivo, lo dice il suo nome. Alla nascita cessa di definirsi di sinistra. Può comprendere le ragioni di una protesta sindacale di questo tipo, ma il suo discorso non può essere quello della Fiom. È una contraddizioni in termini.

– Il Pd non aderisce alla piattaforma Fiom. Ma lei definirebbe ‘liberal’ Bersani?
No, questo è il problema. Ma perché hai fondato un Partito democratico e poi continui a fare i Democratici di sinistra? Ormai viene meno la ragione per la quale si è fondato il Pd.

– Lei preferisce un partito più spostato al centro, che sappia stringere un’alleanza con l’Udc di Casini?
Non è questione di schematismi partitici. È questione di linea politica. Il Pd nasce per darsi una linea che va dalla riforma del welfare alle riforme istituzionali, alla riorganizzazione del mondo del lavoro che non ha più niente a che fare con il sindacalismo d’antan. Su questo invece non ha tirato fuori un’acca. Non c’entrano i rapporti con l’Udc. È un fatto che riguarda il Pd. Che ormai sta tornando ai Ds e all’Ulivo.

– Che torni all’Ulivo, è esplicito. La nuova alleanza si chiama Nuovo Ulivo.
Nuovo o no, sempre Ulivo è. Con l’aggravante che è senza Prodi e Ciampi. Una minestra senza sale. Non c’è neanche un Mario Draghi. È il vecchio Ulivo versione ridotta. Non vincerà mai, non attrarrà nessuna forza di centro, che era la forza di Prodi. E non parlo dei partiti di centro: parlo degli interessi sociali, di ceti imprenditoriali, artigiani, commercianti, nuove professioni.

– Il governatore di Bankitalia leader della coalizione di centrosinistra?
No, ma Draghi potrebbe svolgere un discorso persuasivo. Può dimostrare, come ha fatto, che le demagogie governative non hanno né capo né coda.

– Invece Luca Cordero di Montezemolo? Ieri sul Riformista il sindaco Chiamparino gli apre le porte del centrosinistra. E ItaliaFutura, l’associazione del presidente della Ferrari, annuncia che a Napoli scenderà in campo per le comunali.

Montezemolo invece potrebbe scendere in campo, e mi pare che ne abbia anche una gran voglia. Ma non lo farà mai con questo Pd. Per lui sarebbe un suicidio. Farà una lista civica nazionale e poi si vedrà chi lo segue. Ma non sarà ‘modello Ulivo’, nel senso di un’alleanza a priori. Primo, perché uno schema di questo genere non esiste più. Secondo perché comunque a lui non interessa. Farà una forza autonoma, un movimento che subito dopo cercherà a un rapporto con il cosiddetto centro. Al Pd non resterà che accodarsi.

– Crede che il Pd a quel punto cercherebbe l’alleanza che non riesce a stringere con l’Udc?
Non gli resta che accodarsi. Cosa dovrebbe fare, sostenere Vendola for president? Oppure un bel ticket Bersani-Vendola, con tutti gli altri fuori, per vedere se arriva al 20 per cento?
– Un movimento di Montezemolo potrebbe attrarre chi nel Pd ha le valigie pronte?
E nel Pdl. Eserciterebbe un’attrattiva su tutti.

– Anche su di lei.
Dal punto di vista pratico e organizzativo, no. Ma lo seguirei con molto interesse. E al Paese interesserebbe moltissimo. Il Pdl e il Pd stanno smottando. Mi auguro che la crisi di questo bipolarismo invece di generare anarchia generi nuove formazioni politiche, più responsabili, meno demagogiche e con idee più chiare.

– Crede che un movimento così avrebbe le carte per sfondare al Nord?
Può attrarre l’interesse dell’imprenditoria settentrionale. Ma molto più di quella meridionale, arrivata a un punto tale che ormai va in cerca di un salvatore. Al Nord l’imprenditoria ha rapporti politici sani con settori di Lega e Pdl. È ben sistemata, ci penserà dieci volte prima di abbandonare la macchina su cui sta viaggiando. Al Mezzogiorno hanno solo le proprie catene da perdere. In ogni caso, Montezemolo è una figura di grande appeal. Un movimento di centro al Nord può avere un futuro solo se c’è dentro lui. Senza lui, Fini e Casini sono solo ceto politico.

– Casini sembrerebbe scettico. Su di lui dice: non serve un salvatore della patria.
Non si tratta di salvatori della patria ma di un ragionamento politico. Prima o poi si renderà conto che se l’alternativa rispetto alla catastrofe del Paese è condotta da Fini, Casini e Rutelli, più spezzoni minoritari Pd e Pdl, è poco credibile. Sono solo rappresentanti della nomenklatura. Montezemolo è un valore aggiunto straordinario.

– Scusi, si sta augurando una catastrofe per il Pd.
Invece il Pd se lo deve augurare: altrimenti in zona Cesarini implorerà Casini di candidarsi anche in proprio nome. La politica è una scienza fisica, termodinamica. Mosse obbligate, azioni e reazioni. L’unica incognita è la scelta di Montezemolo.