I Gattopidipardi a statuto speciale

La mancata cancellazione delle Regioni a statuto speciale

giovedì, 10 luglio 2014

Scritto da Andrea Mollica (dal Blog di Gad Lerner)

La riforma del Titolo V della Costituzione è uno degli aspetti più rilevanti dell’attuale processo di riforme, anche se la maggior parte dell’attenzione politica e mediatica è concentrata sulla trasformazione del Senato della Repubblica in camera rappresentativa delle autonomie locali, con contemporanea eliminazione del bicameralismo perfetto. A breve la commissione Affari costituzionali del Senato ha licenziato il testo che andrà in aula per il primo dei quattro passaggi previsti dall’articolo 138. Rispetto al Ddl iniziale ci sono diverse modifiche, ma stupisce che nel dibattito sulla riforma del Titolo V sia mancata una discussione sulle Regioni a statuto speciale. Il disegno di legge costituzionale presentato dal governo Renzi rappresenta un processo di centralizzazione di competenze, parzialmente mitigato dall’accordo con la Lega Nord. L’esecutivo così come il PD o gli altri partiti che partecipano al percorso delle riforme non hanno però pensato all’abolizione delle Regioni a statuto speciale. L’articolo 116 non è stato modificato nella parte che garantisce “forme e condizioni particolari di autonomia” a Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste. Se la tutela particolare è comprensibile per Südtirol e Valle d’Aosta, territori con un rapporto anche tormentato con l’Italia ed il potere centrale, appare invece assai meno comprensibile il diverso trattamento beneficiato dalle altre regioni. Il presidente del Consiglio Renzi ha posto una grande enfasi sulla “lotta agli sprechi” e alla riduzione dei costi della politica sussistenti nelle articolazioni territoriali della Repubblica, e sicuramente nelle Regioni a statuto speciale ci sono molti elementi quantomeno di riflessione in questo senso. Quando fu scritta la Costituzione, nel 1946, alcuni territori avevano ragioni particolare di tutela – si pensi al Friuli Venezia-Giulia al confine con l’allora Jugoslavia comunista – oggi scomparse, o sostanzialmente superate nel corso degli ultimi decenni di storia repubblicana. L’abolizione delle Regioni a statuto speciale sarebbe poi stata probabilmente assai popolare, anche se avrebbe reso più difficile l’approvazione di una riforma che avrebbe sottratto anche ingenti finanziamenti ai territori coinvolti.