Fuori i mercanti dal tempio? O no?

Leggiamo su “La Stampa” del 9 febbraio 2015 della querelle apertasi tra l’assessore al commercio della giunta Fassino e i rappresentanti degli ambulanti operanti al mercato di Porta Palazzo, il più grande d’Europa.

Querelle “surreale” e più avanti proveremo a spiegarne il perché.

Ricordiamo le vicissitudini di qualche anno fa sul progetto di aperture domenicali degli esercizi commerciali a Torino, che videro l’allora assessore Altamura chiedere addirittura il parere al recalcitrante vescovo della città.

Ora l’aspetto, “surreale” appunto, risiede nel fatto che le aperture festive dei banchi di Porta Palazzo sarebbero propedeutiche all’ostensione della Sindone in programma dal 19 aprile al 24 giugno prossimi e che vedrà la presenza di migliaia di pellegrini compreso papa Francesco.

In Germania, una sentenza della Corte costituzionale del 2010, impone la chiusura domenicale dei negozi nella capitale . Nel giorno del riposo, Berlino somiglia a quella che era la parte Est della città prima della caduta del Muro: zero shopping. E ciò è un’ indicazione che vale per tutta la Germania. Il consumismo domenicale è fuorilegge. La Corte doveva esprimere il suo giudizio su un ricorso presentato dalle Chiese cattolica ed evangelica contro una legge approvata dal Senato di Berlino (la giunta cittadina) nel 2006. Si tratta di una regolamentazione sulle aperture dei negozi in realtà già piuttosto restrittiva: stabilisce che gli esercizi commerciali possono, se vogliono, rimanere aperti dieci domeniche l’anno, comprese le quattro dell’ Avvento che precedono il Natale. I giudici costituzionali hanno però detto che la norma viola la Legge fondamentale tedesca, la quale nel 1949 recepì un articolo della Costituzione di Weimar del 1919 che definisce le domenica e le feste «giorni di riposo dal lavoro e di miglioramento spirituale». Il presidente della Corte ha spiegato meglio: «Un semplice interesse economico dei mercanti e l’ interesse quotidiano allo shopping dei consumatori non sono abbastanza fondamentali per giustificare le eccezioni di apertura dei negozi».

Non è dato allo stato conoscere il parere del vescovo Cesare Nosiglia, fresco di mancata nomina alla porpora cardinalizia.