Fatture gonfiate: analisi di una sentenza a Berlusconi

ANALISI TECNICA DELLA SENTENZA DI CONDANNA DEL TRIBUNALE DI MILANO NEI CONFRONTI DI SILVIO BERLUSCONI.

Le fatture con costi maggiorati

“condannano” Berlusconi


Rileva l’uso di tali fatture emesse da una controllata, ed effettivamente pagate, indipendentemente da qualsiasi retrocessione degli importi

Estratto da ” il Quotidiano del commercialista”

Articolo di Maurizio Meoli

 

Integra la fattispecie di dichiarazione fraudolenta di cui all’art. 2 del DLgs. 74/2000 l’utilizzazione in dichiarazione di fatture emesse da una società controllata ed alla stessa ef­fettivamente pagate, ma attestanti operazioni recanti costi maggiorati in esito ad un’intermediazione fittizia, indipen­dentemente da qualsiasi retrocessione di tutto o parte de­gli importi versati all’emittente.

A stabilirlo è il Tribunale di Milano, nella sentenza 26 ottobre 2012 n. 10956, che ha condannato, tra gli altri, l’ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

La vicenda – com’è noto – riguarda la compravendita dei di­ritti televisivi da parte di Mediaset spa. In particolare, nel pe­riodo di tempo compreso tra il 1995 ed il 1998, inscenando la costituzione di una struttura dotata di capacità operative – la IMS Ltd con sede a Malta ed uffici a New York e Los An­geles, controllata al 99,9% da Mediaset spa – che nella real­tà risultava essere un mero ufficio di rappresentanza domi­ciliato presso lo studio di un avvocato di Malta, gestita da strutture del gruppo, si concentravano sulla stessa i rapporti contrattuali con varie società di comodo e, per tal via, si ren­deva possibile l’indicazione nelle dichiarazioni dei redditi di Mediaset spa, relative agli anni 2000/2003, di costi fittizi costituiti dalle fatture emesse dalla IMS Ltd stessa e recanti corrispettivi in misura superiore al reale con riferimento sia al margine di intermediazione attribuito che al costo dei di­ritti televisivi; con l’effetto di dichiarare redditi notevol­mente inferiori al reale, realizzando un’evasione delle imposte sui redditi superiore a dodici milioni di euro. Nel contesto sopra descritto, osserva in particolare il Tribu­nale di Milano, non é possibile ravvisare una semplice si­mulazione soggettiva, ovvero una mera indicazione nelle fatture di nominativi diversi da quelli reali, trovandosi co­munque in presenza, quanto meno, di una maggiorazione dei costi; con la conseguenza che gli importi corrispondente­mente usciti da Mediaset spa sulla base delle suddette fattu­re sono trasferimenti reali di denaro, ma non a fronte di prestazioni realmente effettuate, in quanto i diritti provenienti dalle “rnajors” o da altri reali fornitori venivano fittiziamente intermediati da IMS Ltd.

Del resto, come precisato da Cass. 15 gennaio 2008 n. 1996, il reato in questione sussiste sia nell’ipotesi di inesistenza oggettiva dell’operazione (quando la stessa non sia mai sta­ta posta in essere nella realtà), sia nell’ipotesi di inesistenza relativa (ovvero quando l’operazione sia stata posta in esse­re ma per quantitativi inferiori a quelli indicati in fattura), sia nell’ipotesi di sovrafatturazione “qualitativa” (ovvero quando la fattura attesti la cessione di beni e/o servizi aventi un prezzo maggiore di quelli forniti), in quanto oggetto del­la repressione penale è ogni tipo di divergenza tra la realtà commerciale e la sua espressione documentale.

Sovrafatturazione qualitativa che non ha nulla a che vedere con l’ipotesi, irrilevante in relazione al delitto di cui all’art. 2 del DLgs. 74/2000, di non congruità dell’operazione real­mente effettuata e pagata. Né l’ipotesi della sovrafatturazio­ne qualitative richiede necessariamente la dimostrazione del­la retrocessione di tutto o parte degli importi versati all’emit­tente (circostanza che sarebbe desumibile anche dalla sen­tenza 23 dicembre 2010 n. 45056 della Cassazione).

Condotte prodromiche rilevanti anche se poste in essere ante riforma

Né può assumere alcun rilievo ai fini fiscali la circostanza che, nel caso di specie, gli importi siano stati versati ad una società controllata che poi ha distribuito utili, cosi rimetten­do agli azionisti Mediaset parte di quanto fatturato. Al di là del fatto che i dividendi distribuiti non coprono l’interezza dell’ammortamento complessivo, infatti, l’argomento è repu­tato comunque privo di pregio in quanto i dividendi non so­no compensabili, siccome fiscalmente non omogenei ai costi. Costi maggiorati dall’intermediazione fittizia e che si sono riflessi sulle dichiarazioni dei redditi sotto il profilo dell’esposizione di elementi passivi frazionati in quote di ammortamento annuali.

Rispetto ad essi è irrilevante che le condotte prodromiche che hanno concorso a determinare una dichiarazione fraudo­lenta siano state poste in essere in epoca largamente ante­cedente alla presentazione della dichiarazione (cfr. Cass 20 ottobre 2008 n. 39176), ovvero addirittura anteriormente al­la riforma del diritto penale tributario, che ha escluso la rile­vanza penale delle condotte meramente prodromiche. Ciò che conta, infatti, è l’azione consapevole del contributo for­nito alla creazione del supporto documentale idoneo ad esse­re inserito in dichiarazione; d’altra parte, la nuova normati­va ha semplicemente voluto escludere la rilevanza penale dei fatti prodromici ai quali non sia seguita la dichiarazione dei redditi, mentre, allorché i fatti si pongano in continuità cau­sale con la dichiarazione, la riforma non assume alcun rilievo, rimanendo del tutto indifferente il momento di presentazione della dichiarazione al Fisco.