Di integralismo si muore

LA STAMPA DEL 01/07/2014 – Domenico Quirico: “Un oscuro smarrimento”

Sappiamo che la catastrofe scoppierà. Se ne sente l’odore, come si sente l’odore dell’incendio molto prima di vederlo.

Soltanto la diplomazia del mondo e l’Occidente chiudono gli occhi, impotenti, e sognano cose impossibili… altri accordi, moderati che spuntano all’improvviso, e perfino ritirate, marce indietro, accomodamenti: tutto, ma non una guerra. Non si è mai vista tante fede nei miracoli come nel nostro tempo in cui non ne avvengono.

Ci guardiamo attorno, il Medio Oriente, la Nigeria, il Nord Africa, l’Afghanistan… Non domandiamo mai perché uomini donne bambini vengono uccisi, devono fuggire, sono ingoiati dall’odio. Motivi non ne mancano. Nessuno di essi è interessante perché tutti sono ingiusti. Essere vittima non è interessante.

Essere cristiano o ebreo o curdo o essere di una tribù diversa, di una sfumatura di islam meno accentuata o avere nemici che di colpo sono diventati potenti o armati: ci sono dozzine di motivi per essere sequestrati, chiusi in un campo di rifugiati, doversi imbarcare su un peschereccio. O essere uccisi. Sono luoghi dove ai nostri occhi gli uomini sembrano nati con un debito che non riescono mai a pagare, per quanto si affannino. L’uomo deve qualcosa all’uomo.

Bambini rapiti e eliminati, subito, a Hebron; ragazze sequestrate nel centro dell’Africa. A scuola. Gli innocenti! Chi è più innocente di un bambino o di un adolescente? Ma come non abbiamo ancora compreso che in questi giorni l’innocenza è un delitto che viene severamente punito? Quello che accade in questi luoghi, il nord dell’Iraq, la Siria, impastati di sangue: il tempo passa con un fruscio di giornali a caratteri un po’ più grandi del solito, di notizie allarmanti, di dichiarazioni prudenti, responsabili, misurate dei politici. Ma non è dentro di noi, noi non viviamo nel Tempo. Esso non esiste. Ci illudiamo, da quando siamo diventati troppo deboli o vili per regolare le cose, che fingere di non vederle sia un modo per uscirne indenni, per non essere schizzati dal sangue che ne trasuda. Vediamo uomini torturati fuggiaschi uccisi: e proviamo un senso di profonda, inconscia soddisfazione di non essere noi al loro posto, e quell’ipocrita rammarico che è soltanto un modo di corrompere il destino con una facile compassione.

I morti di Aleppo e di Homs, i liquidati, a schiere, nel nord iracheno, la caccia all’uomo senza età, sono come ombre pallide, ricordi senza colore.

Il mondo che abbiamo disegnato un secolo fa, e poi ancora alla fine della seconda guerra mondiale, marchiato dalle nostre certezze (e arroganze), si sta sbriciolando, forze oscure e crudeli, burattinai che invocano Dei senza pietà stracciano le linee, ricompongono, squartano, separano, cacciano. La Storia è al lavoro, febbrilmente, attorno a noi a distanza di un attimo. Noi ascoltiamo i rumori, proviamo forse un sconfinato senso di perdita. Ma non ci sembra doloroso. E’ come una penombra che avanza strisciando e copre e svuota tutto finché vela persino l’orizzonte. Per ora pensiamo che non ci turberà. Per ora.

Domenico Quirico