Democrazia con lenticchie

Un episodio biblico illustra il significato dell’espressione vendere qualcosa o qualcuno (o vendere addirittura se stessi) per un piatto di lenticchie.
Nella Genesi (XXV, 29-34) si racconta che Esaù, il primogenito di Isacco, un giorno tornò dalla caccia cosí stanco e affamato che non ci pensò due volte a cedere i propri diritti di primogenito (quindi il diritto a regnare sul popolo d’Israele) al fratello Giacobbe, in cambio di un tozzo di pane e un piatto di lenticchie.
Espressione massima del disprezzo, il gesto di Esaù rappresenta il baratto facile di alti valori morali a cambio di semplici beni materiali.

L’espressione fu ripresa da Daniel Cohn Bendit, leader studentesco parigino, durante il maggio francese nel 1968 (quella era stata, secondo lui, la classe operaia a vendersi). Vedremo se sarà applicabile ai nominati in Parlamento in occasione delle imminenti votazioni, in Senato, sulle corpose modifiche alla Costituzione del 1948: vedremo allora la consistenza delle lenticchie?

In ballo c’è soltanto il mantenimento di un livello minimo di democrazia nel nostro paese ma, si sa, un voto dato bene può ben valere una messa (….in lista la prossima volta ?).